Il mulino ad acqua era
conosciuto sin dai tempi dei Romani, ma da loro fu poco usato. Soltanto
nel periodo dell'alto Medioevo divennero delle macchine utilizzate nelle
attività agricole.
Qui da noi il mulino fece la sua prima apparizione
verso l'anno 1100 e scomparvero verso la metà del Novecento.
I nostri mulini sorgevano lungo
le rive dei fiumi, precisamente nei punti in cui esisteva un certo
dislivello d'acqua. Uno stretto canale artificiale, detto gora,
convogliava l'acqua sulla ruota idraulica che, azionava la frantumazione
del grano.
In sostanza il mulino ad acqua era costituito da una
ruota con pale fissata a un asse e mossa dalla corrente dell'acqua che,
grazie al suo peso, imprimeva un movimento rotatorio continuo alle
macine.
Il torrente
Gallizzi ha origine da tre piccoli fiumi, nati dai monti (omonimi)
Turneju,
Scravu e
Petrulìu. Tali
corsi d’acqua, unendosi a valle in un unico fiume, prende il nome di
Gallizzi,dall'omonima famiglia Gallizzi che abitava
in quel territorio.
Il Gallizzi, dopo avere attraversato il centro
cittadino di Gioiosa Jonica, confluisce nella parte sinistra Torbido (ad
appena 200 metri dal mare) per poi sfociare nello Jonio.
Il 10 ottobre 1929, sulla scia
del già esistente "Consorzio d'Argine del
Torrente Gallizzi", viene costituito il "Consorzio
d'irrigazione del Gallizzi" riconosciuto
ufficialmente con Decreto Reale del 18 giugno 1931.
La grande opera consortile, che conforta le finanze
di centinaia di contadini gioiosani, è da ritenersi di utilità estrema e
vitale per l'economia del nostro paese, per innumerevoli motivi:
- il torrente consente d'irrigare i terreni
circostanti;
- consente di essere usato dalle nostre donne come
"lavatoio" pubblico del paese;
- alimenta i mulini che sorgono lungo i suoi argini e
che hanno una responsabilità rilevante per tutta l'economia del paese;
- fornisce l'acqua necessaria
alle vasche dei ben 9 "Carcinali"
(esistenti già nel 1888) dove vengono conciate le pelli.
Attingendo dalla enciclopedica memoria del Signor
Pasquale Gatto, nel 1915, periodo in cui scoppiò il primo conflitto
bellico, a Gioiosa Jonica, lungo le sponde del fiume Gallizzi,
esistevano ben 13 mulini ad acqua.
I mulini erano
alimentati dalle acque del Gallizzi che, scendendo dalle montagna di
Martone, veniva prima sfruttata dalle rudimentali "macine" e poi veniva
riciclata per innaffiare gli orti e i giardini di Gioiosa.
CURIOSITA
A circa un chilometro di
distanza dalla chiesetta di S. Maria del Carmine sorgeva il piccolo
oratorio di San Michele Arcangelo,
del quale non si hanno molte notizie; sappiamo solo che ogni anno veniva
celebrata una messa e venivano organizzati dei piccoli festeggiamenti
che diven-tavano meta e motivo di buone passeggiate per gioiosani
dell'epoca.
Il grazioso oratorio, che per anni sorse solitario e
beato sul muro-argine del Gallizzi, non ebbe vita felice: era riuscito a
scamparla alla tragica alluvione del 1795 che lo aveva duramente messo
alla prova som-mergendolo e danneggiandolo, ma non era riuscito a
sopravvivere alla frana impietosa che da lì a qualche giorno si staccava
dai fianchi della collina adiacente per abbattersi sulla fragile
chiesetta, atterrandola, senza lasciarne traccia, e nascondendola
definitivamente alla vista dei tanti fedeli che per anni la portarono
scolpita nel cuore.