Per cambiare il colore dei garofani, gli
antichi gioiosani immergevano il gambo (di un garofano rosso) in un bicchiere
con una soluzione di ammoniaca e, all'indomani esso diventava di color turchino.
Per cambiare il colore del
fiordaliso, bastava immergerlo nell'aceto
e, da azzurro, diventava rosso.
Per cambiare il colore delle
viole, queste venivano immerse nel
petrolio: diventava giallo dorato.
Per stemperare i colori ad
olio anticamente si adoperava il fiele di bue, che veniva conservato aggiungendo
dell'acido salicilico e tenendolo chiuso in una piccola ampolla.
Per docorare il vetro
con elegantissimi disegni veniva impiegata una soluzione di solfato di zinco in
acqua gommosa.
Per incidere il vetro,
dopo aver fermato il vetro sul fondo di una cassetta di legno, incollavano su di
esso il disegno a traforo riportato su un foglio di carta.
Sul tutto veniva versata della polvere di smeriglio e dei pallini di piombo e,
chiusa la cassetta, questa veniva agitata per diverso tempo, fino a quando sulla
lastra di vetro non rimaneva l'incisione disegnata sul modello di carta.
Per incollare il vetro,
un metodo infallibile era quello di sciogliere alla fiamma polvere di allume,
facendo uso di un cucchiaio.
Per decorare le candele,
in un foglietto di carta veniva tracciato il disegno che si voleva riprodurre
sulla candela.
Il disegno doveva essere possibilmente piccolo (non doveva mai superare la
circonferenza della candela), impresso con un nero molto marcato e con tratteggi
non troppo uniti in quanto le linee di contorno si sarebbero poi allargate
riscaldandosi sulla cera.
La carta su cui era stato tracciato il disegno veniva ben bene arrotolata
attorno alla stearica e sul rovescio del foglio veniva fatto scorrere
rapidamente un fiammifero acceso.
Togliendo delicatamente il foglio, la riproduzione del disegno rimaneva
fedelmente impressa sulla cera, in una calda tonalità di grigio.
Davvero geniali i nostri
antenati!