LE  CHIESE  DI  GIOIOSA


Sito: www.lagrandegioiosa.it       E-mail: tiziano.rossi@libero.it  


     Per quanto possa sembrare strano, Gioiosa Ionica, oltre alla Chiesetta Evangelica e alle tre Confraternite, dispone di ben 10 edifici di culto, alcuni dei quali tra i più belli della Locride.
     Unitamente alle
27 chiese ormai scomparse per sempre dalla scena cultuale, Gioiosa ha vantato l'esistenza di ben 37 edifici sacri (non contando le due chiesette di legno erette da
Giuseppe Maria Pellicano ai primi del-l'Ottocento, una delle quali nelle immediate vicinanze del Naniglio e l'altra nell'attuale Piazza Plebiscito).

 


LA CHIESA DI SAN ROCCO

#      Fondata nel XVI secolo (1593) e più volte restaurata, la chiesa sorge in fondo alla Via Belcastro, quasi prospiciente al palazzo dei nobili Amaduri.
      Elevata a Parrocchia il 24 dicembre del 1829, con Bolla del Vescovo Giuseppe M. Pellicano, venne consacrata il 24 maggio 1840 ad opera del Vescovo Mons. Luigi M. Perrone.
     Con un decreto vescovile del 31 maggio 1960, alla chiesa parrocchiale di San Rocco venne riconosciuto il prestigioso titolo di Santuario.
      Il sacro edificio, di architettura ottocentesca è dedicato a
San Rocco da Montpellier, proclamato patrono del paese con Bolla Pontificia del 28 marzo 1775, in sostituzione di Santa Caterina, Protettrice di Motta Gioiosa.  

  


LA CHIESA MATRICE

#     Abbarbicata alla rupe, sorge imponente la Chiesa Matrice o di San Giovanni Battista. L'edificio, a cinque navate, di epoca cinquecentesca, è stato sottoposto, nel corso dei secoli, a ripetuti restauri e ampliamenti.
Oltre ad una particella del capo di San Giovanni Battista e un'ampolla contenente il suo sangue, per parecchi anni in questa chiesa sono state conservate anche le reliquie della Croce di Cristo e dei SS. Martiri Vito, Modesto, Pio, Crescenzio e Felice.
     Bellissimi e pregevoli sono: -  il quadro del patrono S. Giovanni Battista, acquistato nel 1675  -  la statua di S. Vito, scolpita da Rocco Murizzi  -  l'ostensorio di argento e oro, dono dell'arciprete Pellicano.

 

 

LA CHIESA DELL'ADDOLORATA

#      Sulla via Cavour, strada che conduce al centro storico di Gioiosa, troviamo la chiesa della S.S. Addolorata: uno dei più belli e ricchi edifici sacri di tutta la Diocesi di Locri.
     Con un superbo esterno, in stile prettamente neoclassico, la chiesa si presenta a noi ricca di pregiatissime opere d'arte, tra cui:
- lo splendido interno, ad unica navata e ricco di stucchi po-licromi, opera dell'artista Francesco Gangemi da Cittanova, coadiuvato dai nostri compaesani Sig.
Luigi Condelli e dal figlio Vincenzo;

- il monumentale organo a 22 registri e 1400 canne, costruito nella seconda metà dell'800 dalla ditta veronese Gaetano Zanfretta (l'organo, portato a compimento il 26 maggio 1904, fu collaudato il 30 maggio dello stesso anno. Per la grande occasione Don Nicola Rodinò regalò alla chiesa un bellissimo San Francesco uscito dalle mani dello scultore Rocco Murizzi);
- l'inestimabile Ostensorio in oro e argento costruito dall'artista Francesco Ieraci da Polistena (nel 1933) e benedetto da Pio XI. Il capolavoro che pesa ben 13 chili e 400 grammi è stato interamente costruito con l'oro, l'argento e i fondi offerti dai fedeli del tempo (specie dall'orefice Teodoro Maiolo, che regalò circa 7 chili d'argento);
- la statua della Pietà: gruppo ligneo di scuola napoletana uscito dalle abili mani di Giuseppe Cavaleri da Grotteria (indescrivibile è la commovente dolcezza che si sprigiona dalla volto della Madonna);
- la statua di S. Lucia, scolpita da Rocco Murizzi nel 1894;
- la statua lignea del Sacro Cuore, opera di un artista di Serra S. Bruno (1883);
     Posata la prima pietra, il 14 settembre del 1881, dal vecchio parroco Napoli, l'edificio fu aperto al culto il 31 dicembre del 1889, con la celebrazione della messa di mezzanotte.
     L'imponente chiesa, oggi sussidiaria della parrocchia di S. Caterina, conserva:
- le Reliquie della Croce, di San Francesco di Paola e di San Domenico;
- le statue di Santa Lucia, San Cosimo e Damiano, San Francesco da Paola: tutte e tre opera di Rocco Murizzi;
- i due superbi angeli che, creati pure da Rocco Murizzi per adornare la capanna di un presepe, vista la loro bellezza, sono stati sistemati in prossimità dell'ingresso, e da lì sembra vogliano spiccare il volo verso la volta della chiesa.
 

CURIOSITA'

    Nella Chiesa dell'Addolorata, verso le ore 15 del 29 ottobre 1897, il sacerdote Don Francesco Bruzzese, pregava assieme ai fedeli, davanti alla statua dell' Addolorata, per la guarigione della moglie moribonda del Sig. Francesco Murdocca.
     Con meraviglia indicibile di tutti i presenti, ci si accorse che la Madonna muoveva gli occhi.
    Il fatto si ripetè per più di un'ora, sotto lo sguardo del popolo che affluiva velocemente in chiesa. E' quindi da escludersi l'ipotesi di allucinazione collettiva.
   Tra i tanti testimoni del prodigioso evento furono i Sigg. Giuseppe Sabatino, Roberto Aniello, Pasquale Panetta, Giovanni Linares, Crescenzio Citarelli, il farmacista Antonio Malgeri, Raffaele Gallo, il cancelliere Pietro Foti.
    Dell'evento prodigioso si occupò la stampa e, nel N° 302 dell'Italia Reale di Torino, del 5 e 6 novembre 1897, venne riportato un articolo a riguardo. L'evento è stato immortalato da una lapide con epigrafe (murata in chiesa), dettata dal poeta Giuseppe Pellicano.



 

LA CHIESA DEL ROSARIO

     L'edificio di culto, affidato, nel 1953, ai padri Francescani Minori e attualmente sede del beneficio parrocchiale di San Nicol#a di Bari, si presenta  a noi con due versioni:

- la prima, relativa alla seicentesca Chiesa del Rosario (in stile barocco), sorgeva nell'attuale Piazza Senatore Agostino ed era officiata dai frati Minori Osservanti.  Il sisma del 7 marzo 1928 la rese pericolante e quindi fu chiusa definitivamente al culto;

- la seconda, ricostruita nel periodo 1929 - 1932, sorge sulla via Lazio.

     Di notevole interesse artistico è la statua lignea, spagnoleggiante, della Madonna del Rosario, vestita con abiti di seta trapuntati d'oro, su cui scendono a cascata i lunghissimi boccoli che le incorniciano il bellissimo volto di bambola.




CHIESA-SANTUARIO DI S. MARIA DELLE GRAZIE

#     La chiesetta, di chiarissima origine bizantina, chiamata anche Chiesa di S. Maria dei Giardini o S. Maria dei Grani o S. Maria del Ponte, sorge nella omonima località, cuore della zona archeologica di Gioiosa Jonica, sulla sponda sinistra del fiume Torbido.
     Probabilmente il nome ha origine dai ringraziamenti che gli abitanti della vecchia Mystia rivolgevano alla Vergine per l'abbondanza dei prodotti offerti dai giardini e dagli orti. Il grazioso tempio, le cui forme si richiamano alla fine del Settecento e inizi dell'Ottocento, ha subito, nel corso dei secoli continui rifacimenti.
     Allo stato attuale sorge sulle rovine del vecchio edificio andato in fiamme nel 1973 ed è di proprietà della famiglia dei Pellicano-Castagna.
     Qualcosa fa presumere che il santuario, anticamente soggetto ai Domenicani di Grotteria, sia stato eretto nel X secolo, dai profughi della piccola Mystia, a memoria del paese natio distrutto selvaggiamente dalle orde saracene.
     La prima testimonianza che si ha circa il piccolo santuario riguarda l'atto di donazione del 1023, conservato nello archivio del collegio greco di Roma. Secondo tale documento il laico greco
Nicodemo Kondus, dona a San Nicodemo Abate, per la remissione dei propri peccati, la chiesa della Madonna dei Giardini.
     Tra le poche cose che la chiesetta ha in dotazione, veramente pregiato risulta il bassorilievo litico romanico raffigurante la Madonna delle Grazie, opera di autore ignoto.
     E' ormai consuetudine che, nella chiesetta rurale, in occasione della festa di
Maria SS. della Grazie, ogni sabato, sullo sfondo coreografico di una caratteristica "fiera", un corteo di fanciulle vestite di bianco (virgineji), partendo dalle campagne e dai paesi limitrofi, inneggiando un sacro canto dialettale, si reca al santuario della Madonna per renderle un omaggio di fiori.

Secondo qualche etnologo il corteo religioso delle “verginelle”, sembra risalga alla divinità Persefone: la dea che a maggio, dall'Ade, ritornava sulla terra per godere del sole e dei fiori dei nostri campi che le “verginelle” coglievano per fargliene dono.

Distrutto dai Saraceni nell'incursione del 986, fu ben presto riedificato sullo stesso luogo.

Ma le cose belle vivono soltanto lo spazio di un sogno!

Come se non bastasse l’opera distruttiva e dissacratrice delle orde saracene, durante la notte tra l'8 e il 9 aprile del 1973, la ridente chiesetta venne inghiottita dalla furia devastatrice di un incendio, le cui cause rimangono ancora avvolte nel mistero.

La gente del posto racconta:...Quel giorno c’era molto vento! Durante le ore pomeridiane la chiesa aveva ospitato un morto delle vicine campagne. Quando la salma venne portata via per essere seppellita nel non distante cimitero di Contrada Feudo, il piccolo edificio sacro rimase aperto per dimenticanza e nessuno pensò di spegnere i ceri funebri che ardevano attorno alla salma. Di sicuro, durante la notte, qualcuno di essi, buttato a terra dal vento, avrà dato fuoco al pavimento di legno, provocando il violento incendio che del tempietto risparmiò ben poco".

Fu quindi un falò e nel giro di una notte si concluse il secolare cammino di una storia nata pagana e morta religiosa.

Tra le fiamme finì la bellissima statua in cartapesta della Madonna delle Grazie, della quale, a distanza di anni, i fedeli del posto parlano con viva nostalgia, descrivendone bellezza e dolcezza d’espressione.

Vano fu l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine di Gioiosa! Del minuscolo tempio rurale l’incendio non risparmiò nulla.

Unico superstite alle fiamme, per fortuna, fu l’inestimabile bassorilievo litico romanico, opera di autore ignoto del secolo XV, che, a sfida del tempo, ancor oggi ostenta ricchezza di scultura dall’alto di una delle pareti del nuovo edificio, recentemente ricostruito con strutture moderne.

Inoltrata regolare denuncia dalla Signora Arbinger Anna, vedova Zamparelli, sul grazioso edificio religioso calò il sipario del silenzio.




 
LA CHIESETTA DELLA TRINITA'

#      Situato nel largo che si apre alle spalle della chiesa di San Nicola, proprio di fronte all'ex Palazzo degli Ajossa, il piccolissimo oratorio si erge su un piano sopraelevato di circa un metro e mezzo rispetto al livello stradale.
      Per molti anni è stata sede di un'associazione giovanile e poi sede della Caritas.
      La chiesetta, priva di qualunque dotazione sacra, stando a quanto scrive l'Oppedisano nella sua "Cronistoria", "...fu fondata e dotata dal nobile Fabio Ajossa nel 1600, aveva il beneficio con l'onere di 105 messe annue...".

 



LA CHIESETTA DELL'ANNUNZIATA

#      Il piccolo edificio di culto, che sorge nella località omonima, venne fondato nel 1594, dai monaci Basiliani che abitavano il monastero, non molto distante dalla chiesetta.
     
La chiesetta risale ad epoca fine-Medioevo, ma lascia benissimo intravedere impronte e ritocchi di età barocca.
     L'edificio sacro, appartenente dapprima ai Marchesi Caracciolo, passò poi di proprietà dei nobili Pellicano-Spina e, infine, della Famiglia Laganà.
    Attualmente è soggetta alla giurisdizione dell'Arcipretura di Gioiosa.

 

 

LA CHIESA S. NICOLA DI BARI

#     Edificio, eretto nel 1826, presenta la caratteristica di crescere sui ruderi della vecchia chiesa di S. Maria delle Grazie, crollata in seguito al sisma del 1783.
     
La chiesa, di struttura rotondeggiante, che si erge sull'omonima piazzetta, è stata elevata a parrocchia con Bolla del 24 dicembre 1829 da Mons. Giuseppe Maria Pellicano, contemporaneamente alla Parrocchia di San Rocco.
      Ancora danneggiata dal sisma del 7 maggio 1928, è stata subito restaurata nel 1930 e nel 1934.





   CHIESA DI SANTA CATERINA

  #      Sulla sinistra di Piazza Plebiscito si erge la chiesa di S. Caterina d'Alessandria, anticamente patrona della Motta Gioiosa.
     La chiesa, risalente all'epoca neo-classica, fu eletta parrocchia nel 1613, crollò in seguito al terremoto del 5 febbraio 1783 e fu ricostruita per interessamento del parroco Giuseppe Maria Pellicano, nel 1799.
   Danneggiata dal sisma del 1908 e dai nubifragi del 1951, venne riparata e riaperta definitivamente al culto nel 1955.
     Grande interesse artistico riveste una tela pregiata e la statua di Santa Caterina di Alessandria (gruppo ligneo a tutto tondo di scuola partenopea e a completa figura, opera dello scultore napoletano Giovanni Bonavita del 1727).




LA CHIESA EVANGELICA

#     Di moderna fondazione, la chiesa, di rito Pentecostale, sorge sul Viale delle Rimembranze ed è dedicata alle Assemblee di Dio in Italia.

           Si tratta di un edificio di culto la cui struttura risulta alquanto scarna, ma semplice e caratteristica.


 

 

         

LE  CHIESE  DELLA MARINA



CHIESA MATRICE DI S. NICOLA DI BARI

Era un’angusta Chiesetta rurale, fondata nel '600 a Gioiosa Marina e intitolata a San Nicola a Mare.
     Eretta dai primi pescatori affluiti nella località, in seguito alle incursioni turchesche, apparteneva alla giurisdizione parrocchiale di Santa Caterina, patrona di Gioiosa Superiore.
      # Nel Libro dei battesimi, relativo agli anni che vanno dal 1743 al 1784, della Matrice di Gioiosa Superiore, si legge che anticamente esisteva la Chiesa di Santa Maria della Pietà, situata in mezzo alla Piazza del paese e dotata di una piccola campana che, abolito l'edificio di culto, fu donata alla Chiesetta di S. Nicola a Mare affinchè, suonando, potesse essere sentita da tutti; per tale motivo la campana venne situata sopra il "casino" di D. Francesco Barletta, che sorgeva vicino alla chiesetta in parola.
     Cresciuta la popolazione, nel maggio del 1912, per volontà del Vescovo Mons. Mangeruva, fu eretta una nuova chiesa. elevata a Parrocchia nel giugno successivo e intestata a San Nicola di Bari.
     Primo arciprete del nuovo edificio sacro fu D. Alberto Guarna che esercitò il culto fino al 28 ottobre 1932, anno in cui venne costruita, sotto lo stesso titolo, l'attuale Chiesa Arcipretale, a tre navate, nel centro dell'abitato civico.
     Fra le statue di culto vi erano la Stella Maris (Madonna del Monte Carmelo), di cui, nella terza domenica d'agosto, si svolge l'accorsata festa, con pittoresca processione a mare.
     La festa del titolare - San Nicola di Bari - viene celebrata, invece, il 6 dicembre.
     La serie crnologica dei curati è così costituita:
      Sac. Alberto Guarna, nominato con bolla vescovile del 28 maggio 1912;
      Sac. Giulio Attilio Coppetta, dal 1° agosto del 1957 al 24 dicembre 1961;
      - Sac. Carlo Bott, dal 25 dicembre 1961 al 31 agosto 1962;
      - Sac. Salvatore Albanese, dal 1° settembre 1962 (Vicario Coadiuatore, nominato nel 1956, di successione, fu il Sac. Giuseppe Ranieri).

 


CHIESA DELLA "CATTOLICA DEI GRECI"
 

      Chiesetta rurale di origine bizantina, eretta sulla fascia costiera e non più esistente, perché, da ormai duecento anni, crollata per le avversità naturali e per vetustà.
    Non si posseggono notizie sui suoi trascorsi, né sulla sua precisa ubicazione.




CHIESA DI DRUSU'

Oratorio rurale di antica fondazione, dotato del Beneficio di S. Michele Arcangelo, di giuspatronato della famiglia baronale Musco di Castelvetere, dalla quale è passato poi alla famiglia baronale dei Macrì di Giojosa Jonica.
     La Chiesette crollò in seguito al cataclisma tellurico del 1783 e il suo Beneficio venne traslato alla Chiesa patronale di san Rocco.




CHIESE DI JUNCHI

(Parrocchiale Congruata di Santa Maria della Consolazione)
     Oratorio rurale novecentesco, sito nella frazione Junchi, nella zona conterminedi Gioiosa Marina con il finitimo territorio di Roccella J. e intitolato alla Madonna della Consolazione, la cui festa viene celebrata il 24 maggio.
La serie cronologica dei parroci congruati è così costituita: - Sac. Alberto Frascà; - Sac. Tommaso Corrado; - Sac. Giuseppe Ciano; - Sac. Leonello Fin di Leone; - Sac. Pietro Bizzotto; - Sac. Ernesto Rostello; - Sac. Pietro Stefanutti.


 

 

        

LE  CHIESE  SCOMPARSE



CHIESA DELLA PIETA'

     La chiesetta, che era stata costruita durante il '500, sorgeva dove adesso è ubicata la Fontana di Ferdinando I di Borbone, nell'attuale Piazza Plebiscito.
     Lì era nata anche la Confraternita dell'Addolorata, trasferita, poi, nella chiesa omonima.
     Col trascorrere degli anni la chiesa della Pietà perdeva il beneficio di cui era dotata e veniva mantenuta dai fedeli gioiosani.
     Venne demolita, nel 1822, per ordine del Vescovo Giuseppe Maria Pellicano e al suo posto nasceva la monumentale fontana che tuttora adorna la piazza.
     Demolito l'edificio di culto, la campana fu data alla chiesa di Gioiosa Marina.




CHIESA DI S. MARIA DEL PERPETUO SOCCORSO

     La chiesetta, fondata nel '500 dai Padri Agostiniani, sorgeva in località Rubina, a due passi dal romitorio omonimo, dove dimorava un eremita.
     A partire dal 1832 sia la chiesa che il romitorio vennero adibiti a "fossa comune" del vecchio cimitero comunale (che allora sorgeva nella zona attualmente conosciuta col nome di Collinetta dei Pini).
     Il pregevole quadro dipinto ad olio, raffigurante la Madonna del Soccorso, venne trasferito dalla chiesetta al nuovo cimitero che oggi sorge in località Feudo.
     Nel 1912, chiesa e convento vennero adattati ad uso carcere Mandamentale.




CHIESA DELL'IMMACOLATA

     Con molta probabilità sorgeva dove adesso sorge la chiesa di San Rocco ed apparteneva alla famiglia dei nobili Paganica.
     Era dotata di un beneficio che, in seguito alla scomparsa della chiesa, passò, appunto, alla parrocchia di San Rocco.




CHIESE DELLE ANIME DEL PURGATORIO

     Con determinata certezza si può affermare che essa sorgeva dove adesso è ubicata la Chiesa di S. Caterina.
     Ce lo fa pensare il fatto che, anticamente, sempre nella Chiesa di S. Caterina, veniva celebrato il culto delle "Anime del Purgatorio".
     La chiesetta, che apparteneva alla famiglia dei nobili Angilletta di Grotteria, era stata eretta sulle sponde del torrente Gallizzi.
     Ubicazione che le fu fatale: con l'alluvione del 1795, infatti, il piccolo edificio di culto veniva completamente distrutto dall'impeto del torrente in piena.




LA CHIESA DI S. TECLA

     Piccola chiesa rurale che sorgeva, appunto, in località S. Tecla, sulle ceneri di un oratorio del '500 che portava lo stesso nome e che era stato edificato in mezzo ad un ricchissimo vigneto, nel podere della nobile famiglia dei Deodino o Teotino.
     Non distante, situato quasi sul cucuzzolo della collinetta prospiciente, sorgeva un piccolo convento di frati.
     La chiesetta, non più grande di 20 mq, presentava un piccolo altare in muratura e aveva come posti a sedere alcune file di muretti di pietra su cui i fedeli prendevano posto per assistere e pregare durante le celebrazioni domenicali.




CHIESA DI S. MARIA DELLA SANITA'

     Sorto nel 1585, l'oratorio appartenne alla famiglia dei Marchesi Caracciolo, in quanto da essa era stato dotato dopo la sua fondazione.
     Il patronato passò, in seguito, alla famiglia dei Castronovo e infine alla famiglia Scaglione.
     Nulla si sa circa la precisa località dove sorgeva la chiesa.




CHIESA DEL NOME DI GESU'


     Si trattava di un minuscolo oratorio del '700, fondato dalla famiglia Hyeraci.
     Completamente trascurata, è crollata alla fine del secolo scorso e, nel 1824, il terreno su cui essa sorgeva veniva in seguito ceduto al Comune.




CHIESA DI S. MARIA DEL CARMINE

     Oratorio del '600, sorgeva vicino alla chiesa del Nome di Gesù; precisamente, nell'alveo del Gallizzi, di fronte alla piccola fontana a due canne su cui la rupe precipita a strapiombo.
     Nulla si sa di preciso circa il suo patronato. Ad ogni modo pare che l'edificio sia crollato verso la fine del secolo XVIII.




LA CHIESA DI S. MARIA DI LOURDES

     Più che una chiesa od oratorio rurale, si trattava di un fienile, che, in epoca novecentesca, è stato adibito ad edificio di culto su iniziativa del sacerdote Don Pasquale Sansotta, nella sua tenuta in contrada "Zòmini".
     Una statuetta di cartapesta (si dice modellata da Letizia Rodinò), raffigurante la Madonna di Lourdes, posta sopra un mobile di legno che fungeva da altare, una tela raffigurante la Madonna dell'ulivo, un'altra raffigurante l'Angelo Custode, due bellissimi candelabri di rame, un vaso in ceramica a forma di fiore (ceduto, poi, al Santuario della Madonna delle Grazie) ed una campana che annunciava ai fedeli delle vicine contrade l'ora del culto, costituivano gli arredi della singolare chiesetta.




CHIESA DI S. MARIA DI GESU'


     
Pochissime notizie si hanno attorno a questa chiesetta. Sappiamo soltanto che si trattava di un piccolo oratorio rurale che apparteneva al nobile casato Zarzaca e che vantava un beneficio con l'onere di due messe settimanali.




CHIESA DI S. ILARIO

     Fondata nel 1694 dal nobile Don Giovanni Battista Paganica, marito di Donna Vittoria Curiale, la chiesetta aveva il beneficio di patronato della famiglia Englen di Roccella, con l'onere di tre messe settimanali.
     Nel 1751, assieme con il fondatore del piccolo edificio di culto, compaiono altri titolari: il nobile Marchese Don Antonio Ajossa, il Barone Fonte di Castelvetere e il nobile Don Giovan Battista da Martone.




CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO

     A circa un chilometro di distanza dalla chiesetta di S. Maria del Carmine sorgeva il piccolissimo oratorio di "San Michele Arcangelo".
     Del minuscolo edificio sacro non si hanno molte notizie; sappiamo solo che ogni anno veniva celebrata una messa e venivano organizzati dei piccoli festeggiamenti che diventavano meta e motivo di buone passeggiate per gioiosani dell'epoca.
     Il grazioso oratorio, che per anni sorse solitario e beato sul muro-argine del Gallizzi, non ebbe vita felice: era riuscito a scamparla alla tragica alluvione del 1795 che lo aveva duramente messo alla prova sommergendolo e danneggiandolo, ma non era riuscito a sopravvivere alla frana impietosa che da lì a qualche giorno si staccava dai fianchi della collina adiacente per abbattersi sulla fragile chiesetta, atterrandola, senza lasciarne traccia, e nascondendola definitivamente alla vista dei poveri fedeli.




CHIESA DEL ROSARIO

     Sorgeva nella piazzetta antistante al Palazzo Comunale (Piazza Senatore Agostino) ed era officiata dai Frati Minori Osservanti.
     Nel 1726 fu annessa l'Arciconfraternita del SS. Rosario.
     Tra le opere in dotazione della vecchia chiesa, oltre al bellissimo quadro di S. Francesco d'Assisi, spiccavano le figure del Domenicano S. Tommaso d'Aquino e del Francescano S. Bonaventura, ambedue erette sopra gli stalli del coro della chiesa.
     Lacerata dal sisma del 7 marzo 1928, la chiesetta veniva definitivamente demolita.




CHIESA DI S. BASILIO


     Piccolo oratorio rurale, fondato dai Padri Basiliani, sorgeva nella contrada omonima. Nulla si sa del suo patronato. Sappiamo solo che è crollata in seguito al terremoto del 1783.



 

CHIESA DI S. GIOVANNI DECOLLATO

     Non si hanno notizie né sulle sue origini né sulla sua ubicazione.
     Possiamo solo dire che il pregiatissimo quadro ad olio, raffigurante S. Giovanni Battista mentre viene decapitato, è stato trasferito alla Chiesa Matrice ma, dello stesso, adesso non si hanno più tracce.
     Dal 1683, la Cappella di S. Giovanni Battista Decollato, nella chiesa omonima (Matrice), è di patronato della famiglia De Ripulo.



 

CHIESA DI SAN NICOLA DI TOLENTINO


     Di fondazione, forse cinquecentesca, non si ha alcuna notizia della sua fondazione, del suo patronato e della sua scomparsa.

 

 


 

CHIESA DI SANTA ELISABETTA

     Sorgeva nella contrada omonima ed era un oratorio ubicato sulla sponda sinistra del Torbido, accanto alla Torre di Guardia, nota come Torre dei Giardini o Torre Elisabetta.
     Nulla si sa del suo patronato, delle sue origini e della sua fine. Di certo sta il fatto che si trattava di due chiese (e non di una), una grande e una piccola, caratteristiche per il loro intonaco rosso.

 

 

 

CHIESA DEI SS. PIETRO E PAOLO

     Era stata fondata nel 1577, durante il Vescovado di Mons. Ottaviano Pasqua, ma non si conoscono molte notizie in merito. Sappiamo solo che sorgeva accanto al sontuoso palazzo degli Amaduri e che il  beneficio, prima di patronato di Vespasiano Condercuri, è poi passato alla famiglia Sergio di Galatro.

 

 

CHIESA SANTA DOMENICA

     Si trattava di un oratorio rurale di vecchissima fondazione (detto anche Chiesa di Santa Venera) e sorgeva nella contrada omonima.
     Del minuscolo edificio di culto è rimasto soltanto un grazioso tabernacolo in muratura, raffigurante l'icona della Madonna del Carmine, che si erge sulle rovine di una grande vasca (anch'essa in muratura) usata per raccogliere l'acqua che sgorgava da una fontanella sita proprio ai piedi del tabernacolo.
     Nulla sappiamo del suo patronato, delle sue origini e della sua scomparsa.

 

 

CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE

     Chiesetta fondata nel '600, costruita dai Marchesi Ajossa e poi crollata col sisma del 1783.
     Sulle sue macerie venne eretta la Chiesa di San Nicola di Bari.
     La chiesetta possedeva un bellissimo Altare Maggiore, di marmo, nel cui rivestimento anteriore era visibile lo stemma dei Marchesi Ajossa.
     L'altare venne ricostruito e attualmente si trova nella chiesa attuale di San Nicola di Bari.

 

 

 

CAPPELLA DELLA SS. CONCEZIONE

     Con una certa sicurezza possiamo dire che si tratta della chiesa dell'Immacolata Concezione, di patronato della famiglia Paganica, il cui beneficio fu poi assegnato alla chiesa di S. Rocco.

 

 

 

CHIESA DI S.ANTONIO DA PADOVA


     
Si trova in contrada Prisdarello ed è stata fondata il 21 dicembre 1996. Consacrata l'8 dicembre 1997 da Mons. Giancarlo Maria Bregantini, Vescovo di Locri - Gerace, fa parte della Parrocchia S. Rocco.

 

 

 

 CHIESETTA DI S. ANDREA APOSTOLO


     Scomparsa, ormai. da moltissimi anni, la chiesetta sorgeva nella zona dove adesso sorge l'attuale chiesa di San Rocco.
 

 

 

CHIESETTA DI S. SEBASTIANO MARTIRE


     
Situata
sul monte omonimo, del piccolo edificio di culto rimane ben poco. Secondo alcuni studiosi il monte S. Andrea prenderebbe il nome dal santuario eretto sulla sua sommità.

     Stando alla "voce della tradizione", la piccola campana, nel momento in cui la chiesetta è crollata, sarebbe precipitata in una crepa, dove ancora potrebbe trovarsi.

 

 

 

 

 

I  TRE  CONVENTI

 


LA BADIA DELL'ANNUNZIATA

     Il convento, fondato in età medievale dai Padri Basiliani, sorgeva a un miglio di distanza dalla chiesetta della Santissima Annunziata, nella proprietà dei Caracciolo (passata poi ai Marchesi Pellicano).
     Della badia ci rimane il ricordo di una bellissima tela, dipinta ad olio, raffigurante
San Michele Arcangelo con la palma in mano e ai suoi piedi il serpente.
     In seguito alla distruzione del convento, il quadro è stato donato dai
Pellicano alla Chiesa dell'Addolorata, dove attualmente è custodito gelosamente.




CONVENTO  DEI  FRATI  EREMITI  DI  S. AGOSTINO

     Il convento, situato in località Rubina, era stato fondato nel 1569, assieme alla Chiesa di S. Maria del Soccorso dal Sac. Giovanni Lorenzo Aly, su disposizione della nobildonna Diana Hermogida, moglie di Consalvo Linaresche vantava un beneficio, in seguito soppresso (nel 1652) da Papa Innocenzo X.
     Nel secolo scorso l'edificio venne adattato ad uso cimitero comunale (per le fosse comuni) e la chiesetta servì, invece, da oratorio del cimitero.
     In virtù del Decreto della Bolla di Innocenzo X, il cenobio fu soppresso nel 1912. Chiesa e convento vennero riciclati per essere adibiti quale carcere Mandamentale e, in seguito, quale sede di enti pubblici.

 

 


CONVENTO  DEI  FRATI  MINORI  OSSERVANTI

     Il cenobio, fondato nel 1514 dai Frati Minori di San Francesco dell'Osservanza, detti anche Padri Zoccolanti, sorgeva nel pieno centro cittadino, nei pressi della Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria.
     E' stato solo in seguito all'editto bonapartiano sulla soppressione degli Ordini Religiosi, del 1814, che il convento venne chiuso. I frati dovettero abbandonare l'edificio e i beni del cenobio furono assegnati alla Comuneria Civica.
     Dal sacro edificio venne ricavato l'attuale Palazzo Municipale e l'ex Pretura Mandamentale.


 

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