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LE CHIESE DI GIOIOSA |
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LA PASQUA |
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Una volta la Settimana Santa si esprimeva mediante manifestazioni di fede aventi come tema dominante la morte di Gesù. Erano, quelli, i giorni in cui la Filodrammatica stabile, diretta dallo scrittore Massimo Rodinò, nei locali dell'asilo infantile, rappresentava "La Passione di Cristo". La mattina di Giovedì Santo era caratterizzata dalla funzione religiosa che prevedeva la "Lavanda dei piedi" ai 12 apostoli. Le campane della Matrice suonavano fino al “Gloria”, ma quando aveva luogo l’elevazione del calice, di colpo tacevano per dare spazio alle tocche (battole), i cui colpi simboleggiavano le frustate che i giudei avevano inflitto a Gesù durante il cammino verso il Calvario.
“Vieni! Vieni! O Vergine Maria a prendere tuo Figlio!” diceva, commosso, il predicatore, indirizzando la voce verso la Madonna che, avvolta nel suo nero mantello, portata a spalla da alcuni fedeli, entrava dalla porta principale della Matrice per raggiungere il pergamo e ricevere tra le braccia il Figlio morto. Ai primi chiarori dell'alba del Venerdì Santo la statua della Vergine in lutto andava in cerca del Figlio, accompagnata da una processione che si snodava per le vie del paese, con grande partecipazione di fedeli.
La
sera dello stesso giorno, poi, la statua della Vergine in lutto seguiva le
spoglie del Figlio morto, in un'altra processione caratterizzata dal canto
sommesso dei fedeli che si avvicendavano a portare i due simulacri. Anticamente,
la bara di Cristo era portata dai nobili del paese, quella della Madonna era
affidata alle braccia della gente del popolo. Il Sabato Santo nella Chiesa Matrice, la benedizione dell'acqua e del fuoco: le campane si scioglievano per annunciare la resurrezione di Cristo e i contadini sollevavano al cielo rametti d'arancio e d'ulivo per la bene-dizione, invocando, attraverso gesti simbolici, un raccolto abbondante. Tra nuvole d'incenso, centinaia di piccole mani innalzavano al cielo, avvolta in un tovagliolo bianco, la ‘nguta (dolce a forma di paniere, con un uovo sodo posto al centro) mentre il prete spandeva acqua benedetta.
E la
Domenica (di Pasqua),
infine, la
sbelata! E… lunedì, infine, ‘u pascuni (la pasquetta). Amici e parenti si riversavano nelle vicine campagne a festeggiare la resurrezione di Cristo, mangiando e bevendo all'ombra dei nostri ulivi secolari. |
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