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| BEI TEMPI, QUELLLI DELL'INFANZIA, QUANDO ASCOLTAVAMO LE FAVOLE! |
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Chi di noi non ricorda i tempi in cui la nonna, tenendoci sulle ginocchia, ci raccontava le prime filastrocche dell'infanzia! Ricordate la filastrocca delle dita della mano? Partendo dal mignolo, uno dopo l'altro, prendeva le dita della nostra mano tra le sue e diceva:
Chistu dici ca voli pani. (mignolo) Chistu dici ca no' nd'avimu. (anulare) Chistu dici "comu facimu". (medio) Chistu dici "jam'arrobbamu". (indice) Amaru pappù non poti cchjù, amaru pappù non poti cchjù! (pollice)
PETTU – PETTURINU
Altro passatempo istruttivo, simile al gioco delle dita, era quello che faceva riferimento alle parti del corpo umano del bambino. La nonna, partendo dal capo, toccando con le mani le varie parti del nostro corpo, diceva:
Pettu, petturinu, (petto) chista è gula di bombinu; (gola) chist'è barvazzalitrici; (mento) chist'è vucca "parra e ddici”; (bocca) chist'è nasu candiloru; (naso) chisti ddu' li finestrelli; (occhi) chist'è tavula conzata; (fronte) chist'è tigna carricata; (testa) chist'è cozzu pidocchjusu, (nuca) chist'è culu "zzija pe' gghjusu”. (sedere)
TÂVULA VECCHJA E TÂVULA NOVALa nonna, dopo aver nascosto una caramella (o altro) in una mano, stringendo i pugni, ci invitava a indovinare dove si trovasse l'oggetto nascosto. Noi, toccando, alternativamente, con l'indice i suoi pugni chiusi, ad alta voce declamavamo la simpatica filastrocca che lei stessa ci aveva insegnato:
Tàvula vecchja e tàvula nova, cca s'ammuccia e cca si trova!
Il pugno su cui cadeva l'indice alla fine della parola "trova", doveva essere aperto. Se l'oggetto nascosto si trovava in quella mano, ce ne impossessevamo e il gioco passava ad un altro nipotino.
PALUMBEJA ZZOPPA-ZZOPPALa nonna poggiava sul suo ginocchio l'indice della mano sinistra e ci invitava a mettere un dito accanto al suo. Poi, con l'indice della mano destra, toccando – ad uno ad uno - tutte le dita dei nipotini, recitava la filastrocca:
- Palumbeja zzoppa-zzoppa, quantu pinni levi 'n coppa? - E d'eu levu vintiquattru: unu, ddu', tri e quattru!
Il bambino sul cui dito cadeva la conta, ne aggiungeva un altro e la conta riprendeva dal dito aggiunto, ripetendo la stessa filastrocca. E così di seguito. Vinceva chi riusciva a mettere tutt'e cinque le dita sul ginocchio del capo gioco.
h h h h h J J J J J J h h h h h
E, la filastrocca del "padre calzolaio", la ricordate? Tutti non raccolti attorno al braciere ad ascoltare la nonna che raccontava:
Quandu pàtrima era scarparu cu 'nu puntu facìa 'nu paru.
Imitando, allora, l'atto del calzolaio intento a cucire le scarpe, allargava le braccia (come stesse per tendere il filo) e, con una certa delicatezza, ci spingeva molte volte facendoli cadere dalla seggiola.
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