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Come tutti sanno la
barzelletta è "la signora delle risate". Se la si sa raccontare, essa
mette allegria in qualunque contesto ci si trova, al mare, sul treno,
a tavola, ovunque. Per le barzellette a Gioiosa ci
sono veri maestri; peccato che, accanto alla bravura di questi
umoristi, c'è sempre qualcuno che rompe le palle con alcune "freddure"
che, raccontate da lui, riesce soltanto a suscitare un senso di pena nei
presenti....
Non ritenetemi sboccato o scurrile se tra le righe di questa pagina troverete alcune parole apparentemente
volgari; dico "apparentemente" perchè - lo sapete bene -, ogni
termine assume significati diversi, a seconda del contesto in cui viene
usato. Nel contesto delle barzellette, "i palori grassi" (come dicono i
gioiosani) sono lecite in quanto hanno il compito di dare più enfasi ed effetto al finale della barzelletta
stessa. Buon divertimento!
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PICCOLO GLOSSARIO |
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VOCABOLI: |
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Mpendulijuni: Sospeso. -
Penzoloni. |
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Ajumu:
Indicativo prente del verbo ajumari (accendere)
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Pe': Diminutivo di Peppe (Giuseppe).
Nchjana:
Sali. Dal verbo nchjanari
(salire).
Maddamma: Donna
che indossava l'antico costume gioiosano, comunemente
detto saja.
Catricaru:
Tipo che ne combina di tutt'i
colori, seminando liti e zizzanie dappertutto.
Iju:
Lui - Egli. Pronome personale.
Mbiscati:
Assortiti. - Misti. - Di qualità o
forma diversa.
Bagattelli:
Effetti personali. |
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SI TENGA PRESENTE
CHE LE IMMAGINI NON HANNO ALCUNA ATTINENZA
COL TESTO DELLA PAGINA |
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ELEZIONI POLITICHE IN
CIELO |
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Durante lo sfoglio elettorale dei voti, com'è logico pensare, tutte
le schede risultano favorevoli alla Democrazia Cristiana...
Una sola risulta favorevole al Partito Comunista.
Il
Padreterno, assieme a San Pietro, si scervella per
sapere chi sarà stato a votare per la Sinistra.
PIETRO: Maestru, secundu mia, 'stu votu p'e comuni-
sti poti
veniri sulu 'i unu ch'apparten'a classi
operaia.
DIO: E, pecchì, 'nt'o
Paradisu nc'è ncunu chi faci
parti
d'a classi operaia?
PIETRO: Comu no! San Giuseppi non
faci parti d'a
classi
operaia? Iju fu, cà iju è falignami.
DIO: A sì? Mo nci dicu eu...
E corre subito da San Giuseppe per
lamentare l'accaduto.
DIO: O Pe', volist'u mi tradisci?
Cògghjit'i bagattel-
li e vattindi,
cà cca no' nc'è cchjù postu pe'
ttìa! Via! Smamma!
San Pietro, senza proferire parola alcuna e andare per le lunghe,
appena il Signore se ne va, corre subito dalla moglie.
- O Maria, prestu, pìgghjat'u figghjolu e cògghjiti i bagattelli ca
ndi ndi jamu e a Natali 'u prisepiù s'u fannu c'u cazzu...
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MODI PRESENTARSI TRA
AMICI |
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Il galateo impone che, nel presentarsi alle perso-ne, occorre
seguire un certo protocollo di signorilità, specie quando si
è davanti alle donne.
Un giovane, intento a passeggiare con l'amico Giuseppe, timido ed
inesperto oltre ogni dire, incontrò alcuni vecchi compagni
di scuola e si fermò per scambiare due chiacchiere. Com'era
giusto fare, il giovane cominciò a presentare l'amico Giuseppe
alla comitiva.
- O Pe', ti presentu 'n'amicu d'i bboni.
- Fortunatissimo, rispose quello, stringendo la mano a
Giuseppe.
- Piacere. - rispose Giuseppe, pensando che sicura-mente
quello si chiamasse Fortunato.
- Ti presentu 'nu vecchju cumpagnu 'i bancu.
- Onoratissimo - fece il presentato.
- Piacere. - rispose, Giuseppe, mentre dava sfogo al-la
propria fantasia nel pensare che l'amico appena conosciuto si
chiamasse Onorato.
- Ti presentu 'u cchjù malalingua d'u circondariu.
- Lietissimo. - replicò il presentato.
- Piacere. - fece Giuseppe, tenendo in sè la sicurezza che
quello si chiamasse Lieto.
- Ti presentu 'u cchjù catricaru 'i tutt'a cumpagnia.
- Felicissimo. - fece il presentato.
A questo punto, Giuseppe, per non rispondere sempre "piacere"
rispose:
- Giuseppinissimo. - stringendo la mano al nuovo amico che
non riuscì a trattenere una sonora risata. |
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IL MORSO DI VIPERA |
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Due giovani amici, Rocco e Ciccio, di buon mattino, muniti di
scarponi, maglioni, passamontagna e un bel manualetto
relativo ai pericoli che possono presen-tarsi in montagna,
partono a raccogliere funghi.
Sul più bello della raccolta, Rocco si apparta dietro una siepe per
fare pipì... Ad un tratto, dai cespugli, probabilmente
indispettita perchè bagnata dall'urina, guizza una vipera e
morde il pisello a Rocco, il quale si getta per terra
e comincia a gridare come un inde-moniato:
- Ci', Ci', mi muzzicàu 'na vipera! Prestu, leji 'u libru
e vi' chi dici e chi nd'hav'u si faci.
Ciccio, apre immediatamente il manuale e
comincia scorrere velocemente le pagine. Giunto a quella
relativa al "morso di vipera", per non farsi sentire
dall'amico che potrebbe preoccuparsi, legge sotto-voce
quanto segue: "In caso di morso di vipera, succhiare
fortemente la parte...".
- Allura, lejisti? Chi dici 'u libru? - chiede Rocco, tra
l'ansia e il dolore.
- Nenti, Ro', mi dispiaci, ma 'u libru dici ca nd'h'o
mori!... |
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IGNORANZA AL BAR |
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Una maddamma "gioiosana verace", entra in un bar a comprare
dei pasticcini secchi.
- Bongiornu e saluti. - fa ad alta voce non appena
mette piede nel locale, peraltro gremito di gente.
- Bongiornu a bbu', signora. Volìavu ncuna cosa? - risponde il
barista, mettendosi subito a disposizione della cliente.
- Mi dati, pe' favuri, menzu chilu 'i pasti?
- Com'i voliti? V'i dugnu assortiti? - chiede il
barista, con premura.
- No, caru mèu, non sacciu si d'i figghjoli nci piàcinu
"assortiti"; datimìlli, megghju, "mbiscati". |
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