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IL COSTUME MASCHILE
Il costume tradizionale maschile di Gioiosa non si
discosta molto da quello che veniva generalmente indossato in quasi tutta la
provincia di Reggio Calabria. La foto a inizio tabella raffigura il cantante folk gioiosano Rocco del Sud, attualmente in America
CORRADO ALVARO Nella rivista "La Calabria", del 1925, ne parla così:
"...In provincia di Reggio
il contadino e il pastore hanno
MARIA MACRI' LUCA'
La compianta scrittrice locale - i cui lavori letterari hanno trovato moltissimi consensi a livello nazionale -, così scrisse del costume tradizionale gioiosano: "...Vestono ancora gli antichi costumi ed ancora le belle fanciulle che vanno a nozze indossano la saja azzurra delle bisnonne; gli uomini portano ancora la bianca camicia di lino, filata, tessuta, cucita dalle donne di casa e la corta giacca di fustagno nero e gli stretti calzoni corti, serrati alla vita dall'alta cintura di cuoio, spaccati sulla coscia, sullo sbruffo bianco da dove si partono le grosse calze di lana che si arrotolano sotto il ginocchio in un grosso cercine nero...".
(Olio su tela della pittrice gioiosana
Perla Panetta)
www.lagrandegioiosa.it tiziano.rossi@libero.it
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In tali occasioni, per fare le visite di lutto,
sul costume, la
maddamma,
aggiungeva
'a faldetta: quasi
un'altra saja
che, partendo dalla vita, da dietro le spalle si rivoltava sul capo.
Il costume della
maddamma
toccava una gamma di ben otto colori diversi, ciascuno dei quali veniva
motivato dalle circostanze o dalle ricorrenze:
- l'azzurro
veniva usato il giorno delle nozze e la domenica di Pasqua;
- il
viola
o fior di lino s'indossava in Quaresima;
- il
nero
veniva indossato in caso di lutto;
- l'indaco
e il marrone
erano colori per i vestiti giornalieri e da lavoro;
- il
cannella,
il rosa
e il
verde
erano i colori delle grandi occasioni;
- con la morte di
Gioacchino Murat (1700) nasce, infine, il colore
bruno, in segno di lutto.
Per mezzo di una balza, chiamata
mbasta, il
c
ostume scendeva dalla vita alla caviglia formando centinaia di pieghe. Le
balze, in numero di una a tre, erano larghe circa 5 centimetri ed erano
ricavate dallo stesso tessuto della saja; cucite all'altezza del
polpaccio, avevano il compito di adornare il costume e renderlo più ricco.
All'attaccatura delle spalle
un ornamento in seta nera, fittamente pieghettato, detto
'rricciata,
distingueva nettamente la donna sposata dalla nubile o dalla vedova che non
lo portava.
I rricciati
(per confezionare le quali occorrevano due metri e mezzo di nastro
nero),
venivano attaccate alle maniche con degli spilli da sarto.
La
saja
non aveva tasche. Era questo il motivo
per cui, la maddamma,
conservava
'u muccatureju (fazzoletto per il naso) dentro la manica
dell'ascella destra. I soldi venivano, invece, conservarti nella scollatura
d'u mbustinu (corpetto.
Sul petto si vestiva
'u mbustinu: corpetto
molto scollato in broccato di velluto operato di colore ge-neralmente
abbinato a quello d'u
faddali
(grembiule, allacciato in vita.
'U
mbustinu delle ragazze era chiuso; per le sposate era aperto e allacciato con
sei mandate di nastro di seta azzurrino detto
zafareja,
che, passando nel
hjaccatu
della
saja, aveva il
compito allacciare il corpetto e trattenere (oltre che dar forma) il petto
della maddamma.
Al mbustinu era attaccata una lunga e ampia
gonna a pieghe (chichi),
per la cui confezione necessitavano ben sette teli della lunghezza di 60 cm.
I
manichi
erano attaccate alla saja per mezzo di comuni spilli.
I
mostri, altro non
erano che polsini di velluto operato oppure di raso colorato.
Lo scollo era ornato dal
collarettu in pizzo realizzato allo uncinetto.
'U
frabbalà: era un
collarettu di pizzo molto largo, ornava il corpetto delle donne
nubili più facolt
ose.
'U
pizziju:
consisteva in un merletto piuttosto misero, lavorato all'uncinetto e
usato dalle donne meno agiate; si differenziava per forma e lavorazione
dal
collarettu (più pregiato) indossato dalle maddamme.
'A biunda: era merletto dorato che si usava in alcuni tipi di
saja.
'A
varia:
fettuccia di tessuto rigido, della larghezza di circa 8 cm, che veniva
fissata all'orlo della saja e serviva a far sì che il costume,
arrivato quasi all'altezza delle caviglie, formasse una campana con
centinaia di pieghe.
Completava l'abbigliamento
'u muccaturi: foulard di cotone o seta nera operata, con
frangia o senza, fatto a triangolo e fermato ai capelli per mezzo di una
spilla d'oro o d'argento, veniva annodato sotto la gola.
A seconda delle circostanze in cui doveva
essere indossato, 'u muccaturi poteva essere sostituito dal
crambà
(pregiatissimo pizzo di alta fattura francese, indossato soltanto nelle
grandi occasioni) o dal
filandenti
(rettangolo di tela d'uovo che, piegato in tre sulla testa e rimboccato
garbatamente, scivolava lungo le sp
alle).
L'acconciatura dei capelli della maddamma era pure di origine francese.
Nelle
maritate troviamo una scriminatura centrale suddivisa in quattro trecce
legate sulla nuca a cestello per mezzo di appositi lacci.
Nelle nubili,
invece, una scriminatura nel mezzo della testa che divideva i capelli in
due, che finivano con una lunghis-sima treccia raccolta a cestello sulla
nuca.
L'operazione di pettinatura delle maddamme
richiedeva intere mattinate di lavoro e, non di rado, anche l'intervento
delle mani esperte di una seconda donna.
Ancor oggi alcune anziane donne del paese indossa-no parte dell'antico costume gioiosano e lo portano come una seconda pelle, né mai oserebbero sostituirlo con
l'abbigliamento moderno cui siamo abituati.
La donna che vestiva il costume tradizionale era
chiamata
maddamma, con un francesismo che risale all'epoca
napoleonica.
Il costume chiuso lungo la
schiena da una serie di crocchetti a maschio e femmina, veniva indossato
so-pra una lunga camicia di lino, seta o cotone e mutan-doni di tela al
ginocchio.
Alla camicia si sovrapponeva
'a suttana, sottoveste in tessuto
di cotone scuro stampato a fiorellini chiari.
Infine,
'a saja
o sopravveste in tessuto di
seta che veniva filata, tessuta e tinta in loco.
Quella di uso
quotidiano era di color piombo,
quella per le grandi occasioni era
vivacemente colo-rata e quella di lusso o
da cerimonie funebri era nera.