La cucina gioiosana

 


 

Sito:  www.lagrandegioiosa.it                            Mail:  tiziano.rossi@libero.it

La cucina gioiosana, che si rifà alle caratteristiche della gastronomia mediterranea, si basa su piatti semplici ma ricchi di sapore, tipici della tradizione contadina.

Svariati sono i contorni e gli antipasti, gustosissimi e piccanti: melanzane e pepe-roni sott’aceto, olive in salamoia, pomodori seccati al sole e conservati sott’olio, salame casereccio,  formaggio pecorino, capicollo.

Tra i primi piatti tiene banco 'a past'a mmanu (pasta fatta in casa), condita con ragù di carne di maiale o di capra.

Gustosissima è la pasta con i legumi (ceci, fagioli, lenticchie e cicerchie) arricchita con le fríttole (cotenne di maiale cotte nello strutto) o salimori (ciccioli) conservati in recipienti di terracotta smaltata.

SuriacaPer quanto attiene ai secondi piatti, bisogna dire che nella cucina gioiosana 'a carn'i porcu (carne di maiale) o 'i crapa (carne di capra) non manca quasi mai.

Un piatto veramente antico, che ha sempre fatto la gioia dei buongustai gioiosani è costituito dagli stigghjoli: budella di agnello o capretto (qualche volta anche di pollo ruspante), ben lavate in acqua e limone, arrotolate su un rametto di prezzemolo e cotte nel sugo.

Altre specialità del luogo, molto apprezzate dai turisti, sono: le melanzane ripiene le ventresche di stoccafisso ripiene e le frittelle coi fiori di zucca.

Le vicine campagne offrono una miriade di erbe commestibili - specialmente cicorie selvatiche - che vengono bollite e fritte in padella con patate schiacciate, aglio ed abbondante peperoncino piccante.

Le zone boschive, invece, offrono delle pregiate varietà di funghi che vengono conservati sott'olio oppure consumati subito, generalmente fritti, con olio abbondante, peperoni, patate e melanzane.

Tra i dolci tipici ricordiamo:  'A pignolata, i 'nguti, i pitti alaci 'a pasta c'annaspu (pasta alla crema ricoperta di zucchero fuso),  'a pizza (sanguinaccio), 'u pezzu duru.

Dimenticavo il vino... Quello pregiato, offerto dalla prospiciente collina "Cessarè", che ha sempre onorato la tavola di ogni famiglia gioiosana.

Bisogna solo venire, assaggiare, gustare e... Prego, signori, ecco il nostro menu!

 

I  PITTI


Dolce tipico natalizio composto da un involucro di pasta frolla farcito da un ripieno a base di fichi secchi, noci, vino cotto, uva passa, zucchero, cioccolato dolce, qualche mandorla e caffè.
Il tutto aromatizzato da garofano, cannella ed un cocktail di liquori dolci (Strega, anice, ecc.).
Dopo aver dato una forma alla pasta frolla, con appositi stampini metallici, riempita dell'impasto, viene infine messa in forno per la cottura.



'U  PEZZU  DURU

Gustosissimo gelato a base di latte di capra, uova e zucchero, con l'aggiunta di particolari aromi.
Il tutto, sistemato in lunghe forme di latta, viene conservato in frigo per diversi giorni.
Al momento di essere consumato viene tagliato e servito a fette, per la gioia dei buongustai gioiosani.



ALACI
Altro dolce natalizio realizzato da un impasto di farina, lievito, olio e zucchero.
La pasta, filata e resa simile ad un grissino, viene intrecciata in diverse forme e fritta in abbondante olio.
Il dolce si serve cosparso di zucchero o miele.


'A  PIGNOLATA
Si tratta di un altro dolce natalizio realizzato da un impasto di farina, lievito, olio, zucchero, uova e vino bianco.
La pasta, filata e tagliata in tocchetti, viene fritta in abbondante olio e cosparsa di miele.
Probabilmente il nome deriverebbe dalla forma a "pigna" che il dolce assume quando viene messo nel piatto di portata.
 

 

'A  PIZZA

'A pizza (sanguinaccio) è un dolce a base di sangue di maiale,  zucchero, caffè, cannella, buccia di arancia o limone, vino cotto, latte, cacao in polvere. 

E' servito in piccole forme di pasta sfoglia o in piattini.

 

HJUHHJA CA VOLA

Comunemente dette anche nacàtuli, corrispondono alle famose chiacchiere che vanno per la maggiore nel periodo carnevalesco.
Per la preparazione occorrono circa 1 kg di farina, 100 g di zucchero, 25 g di lievito di birra, 5 uova fresche,
olio d'oliva nella misura di un bicchiere da 1/8, latte e 1 bicchiere di vino rosso.

Essendo un dolce che non presenta segreti, per la preparazione basta chiedere ad un qualunque pasticciere calabrese.

 

MACCARRUNI C'U JUNCU

Versare sulla spianatoia la farina con un pizzico di sale e impastarla con acqua tiepida in quantità tale da ottenere un impasto soffice.

Stendere col mattarello la pasta in sfoglie sottili e tagliarla in cubetti.

Arrotolare ogni cubetto su uno stelo di giunco e sfilate i maccheroni ottenuti, allargandoli su una tovaglia infarinata, lasciandoli asciugare. 

Cuocere la pasta in abbondate acqua salata, condirla con sugo di capra o di maiale e cospargerla di abbondante pecorino grattugiato.

 

I  'NGUTI

NgutaDolce tipico del periodo pasquale che ritroviamo in quasi tutta l'area cristiano-mediterranea.
Semplice impasto (250 g di farina, g 30 di lievito di birra, zucchero, 2 uova fresche e vanillina) al quale viene solitamente dato la forma di colomba, treccia, cuore, fiore, ecc. e su cui viene fissato, con treccine di pasta, un uovo di gallina.
Ma a Gioiosa, fino a qualche anno fa, il dolce assumeva un particolare significato religioso. La 'nguta, avvolta in un tovagliolo bianco veniva portata alla Chiesa Matrice dove, durante la messa del Sabato Santo, allorquando scioglievano le campane (sparàva 'a Gloria) per annunciare la resurrezione di Cristo, veniva benedetta. Avvolte da nubi d'incenso, centinaia di piccole mani innalzavano al cielo il dolce e, mentre gli adulti si segnavano, il celebrante spandeva acqua benedetta.

 

PASTA  C'A  MUJICA

Piatto povero ma gustosissimo che, ancora una volta, dimostra come, da semplici ingredienti, anticamente si possano trarre delle vere leccornie.
Bastano: 1/2 Kg di spaghetti, qualche sardina o acciuga sotto sale, 3 spicchi d'aglio, 1 peperoncino piccante, un pugno di mollica di pane (grattugiata), un po' di pecorino (o parmigiano) e olio d'oliva.

Mentre gli spaghetti sono in cottura, in abbondante olio d'oliva, soffriggete i tre spicchi d'aglio, il peperoncino e le sarde sotto sale provate dalla lisca.
Scolate gli spaghetti (ancora al dente), versateli in una padella e su di essi versate il soffritto preparato a parte.
Mescolare ben bene, aggiungendo il pane smollicato e il formaggio, fino ad ottenere un amalgama degli ingredienti.

 

'U  TURRUNI  'I  SANTA  CATARINA

Un impasto di miele, arachidi e mandorle, ben amalgamato e cotto in appositi recipienti, spianato e ricoperto da due fogli di ostia, viene, tagliato a tocchetti e venduto durante le fiere paesane.
Il suo nome deriva dal fatto che esso veniva preparato in occasione della festa di S. Caterina, un tempo patrona di Gioiosa.

 

I  MALANGIANI  CHINI

 Piatto tipico mediterraneo a base di melanzane bollite private dei semi e riempite di un impasto, ben amalgamato, di pan grattato, formaggio pecorino, uova, aglio, basilico e la polpa schiacciata della melanzana stessa.

PREPARAZIONE: lavare le melanzane, asciugarle, tagliarle a metà e svuotarle usando un cucchiaio, facendo attenzione di non rompere la pelle esterna. Salare l'interno delle melanzane e, dopo averle capovolte sopra un piatto, lasciare che diano l'acqua per un po'.

Preparare l'impasto di cui sopra, riempire le melanzane ormai asciutte, infarinare la superficie dell'impasto e friggere in padella con abbondante olio d'oliva.

Le melanzane ripiene possono essere servite calde o anche fredde, cosparse da una  manciata di formaggio grattugiato. 

Allo stesso modo possono essere preparati pomodori, zucchine e peperoni ripieni.

 

'A PITTA 'I MAJU

Pitta 'i majuSulla spianatoia preparare la pasta con farina, lievito diluito in poca acqua tiepida, una cucchiaio di strutto o di olio e sale. Avvolgere la pasta in un tovagliolo e lasciarla lievitare in un luogo tiepido per circa due ore.

Giunta a lievitazione, dividere la pasta in due parti.

Una metà sistemarla sul fondo di una teglia, leggermente strofinata con lo strutto. 

Cospargere la pasta di ricotta sbriciolata, fettine di uova sode, ciccioli,  "frittole" (cotenne di maiale cotte sulla brace) tagliate a pezzetti e, a piacere, un po' di peperoncino piccante.

Ricoprire il tutto con l'altra metà della pasta; unire bene i bordi e cuocere in forno per circa mezz'ora. 

Prima di servire la pitta, lasciarla riposare per un paio di minuti nel forno spento.

 

I  GRANITI

GranitaImpasto di mandorle, farina e zucchero, sagomato in forma rotondeggiante e ricoperto di abbondante zucchero cristallizzato.
Veniva generalmente prodotto e venduto dai mastazzolari locali (venditori di mostaccioli)  che lo vendevano nelle varie fiere cittadine.

 


I  MASTAZZOLA

Quanti di noi non conoscono i mostaccioli (mastazzola)? Quei dolcetti a tavolette, di color senape, che vengono esposti a quintali sulle casse-bancarelle (casci) dei mastazzolàri durante il periodo della festa patronale o altre feste ricordate. Sono quelli i mostaccioli.

Proprio quei dolcetti che, addentandoli, mettono a dura prova il lavoro del dentista, facendo, molte volte, venire la voglia di ricorrere al martello pneumatico...

Questo particolare tipo di dolce attualmente viene fab-bricato quasi esclusivamente a Soriano Calabro; ma a Gio-iosa, senza nulla togliere alla bravura degli altri, c’è chi riesce a produrli con grande cura e maestria.

Lavorati accuratamente ad uno ad uno, vengono fatti ricorrendo ad un impasto di farina e miele. Sagomati in varie forme per mezzo di lame e cotti al forno, diventano durissimi e acquisiscono un sapore particolare che non è facile descri-vere in poche parole.

Ma sono le loro forme che attraggono gli acquirenti.

Raffigurano, infatti, effigi di santi, colombe, pesci, peco-relle, galletti, cavalli al trotto, ragazze, panieri, cuori recanti frasi d’amore e, spesse volte, si presentano sotto la forma di una grande lettera “S” per richiamare alla mente di chi li acquista il paese di Soriano.

Sono adornati di stagnola multicolore che conferisce al dolce una nota di eleganza, festosa e pacchiana. Ed è questo il motivo per cui chi li acquista, in genere, si astiene dal mangiarli, deponendoli su un mobile per abbellire un angolino della stanza da dove, il dolcetto, sta a ricordare che è lì a rappresentare il simbolo di una festa o di un regalo.

Vengono venduti principalmente in agosto, periodo in cui sono ricercati dai turisti che li portano con sé come “souvenir di Gioiosa”.

I mostaccioli si conservano a lungo e sono probabilmente i dolci più antichi dell'area mediterranea.

Molti pensano che da noi siano stati importati dai turchi, ma, facendo capo a quanto scrive e a come li descrive il poeta Teòcrito (III sec. a. C.), durante i tempi della lontana Magna Grecia, i mostaccioli già esistevano e venivano offerti alle divinità pagane come ex voto, per grazia richiesta o per grazia ricevuta, ed avevano le precise forme di quelle che ancor oggi si presentano a noi, sfoderando la loro grazia di lineamenti, dall’alto delle bancarelle degli ambulanti, durante i giorni di festa.



I  FICA
I fichi freschi che non vengono consumati durante la stagione estiva, tagliati in due e fatti essiccare al sole in appositi contenitori (ferrazzi), costituiscono un' importante scorta alimentare per il periodo invernale.
Una volta essiccati, questi, si prestano a diversi modi di conservazione:

Fica 'mpurnati:  Sfruttando il calore residuo del forno durante la giornata destinata alla panificazione, i fichi vengono fatti cuocere per qualche minuto, finchè non assumono un colore brunastro.

Fica chini:  I fichi infornati, imbottiti di noci e mandorle, vengono cosparsi di zucchero e cacao.

Fica 'ntartarati:  Altro modo per conservare i fichi non consumati o quelli immangiabili perchè molto maturi (monacèj), è quello di racchiuderli in un sacchetto di tessuto e riporli nella cassapanca. Col tempo sulla loro superficie affiora un leggero strato di zucchero (tàrtarù) facendoli sembrare infarinati.

Fic'a schjocca:  I fichi essiccati al sole, infilzati in asticciole appuntite di canna, vengono conservati a schjocchi dentro tovaglioli di lino.

 

'U  PAN'I  SANTU  ROCCU

Rifacendosi alla leggenda del cagnolino che, rubando un pane alla mensa del padrone, correva al romitaggio per sfamare San Rocco, le donne gioiosane, in onore del Santo Patrono, durante il periodo di festa, usavano confezionare un piccolo pandolce di farina, lievito, zucchero e olio.
Il pane, tagliato a piccole fette, viene portato in chiese per essere distribuito ai fedeli oppure viene offerto ai vicini di casa, amici e parenti.

 


I  ZZIPPULI

Al classico impasto lievitato di farina, patate e sale, usato per le frittelle, le brave massaie gioiosane, per renderle più gustose, hanno pensato bene di apportare, come variante, l'aggiunta di un filetto d'acciuga salata.
Non sono rari i casi in cui,
i zzìppuli, preparate senza acciuga, non appena tolte dalla padella, vengono cosparse di zucchero e servite anche fredde.
 


I  STIGGHJOLI

Le budella degli agnelli o capretti, ben lavati in acqua e limone, arrotolati su un rametto di prezzemolo, venivano cotti nel sugo. Una vera leccornia preparata dalle abili mani di qualche brava massaia, ma anche un modo semplice per dimostrare come, in caso di necessità, ogni parte dell'animale poteva essere utilizzata.

 

STOCCAFISSO CON OLIVE E PATATE

Tagliato lo stoccafisso a pezzi, viene sistemato in un largo recipiente di terracotta (tiana), assieme a delle patate tagliate a fette, un po' di olive in salamoia, capperi, qualche pomodoro, un paio di peperoncini piccanti, acqua e abbondante olio d'oliva.

Coprire il recipiente e far cuocere a fuoco lento per circa un'ora.

 

ERBI  E  PATATI

Ingredienti:  cicorie selvatiche, patate, aglio, peperoncino piccante,  sale, olio d'oliva.

In recipienti separati, mettere a bollire le cicorie selvatiche e le patate.

Raggiunta la cottura, in una padella contenente molto olio, soffriggere un paio di spicchi d'aglio, assieme ad abbondante peperoncino piccante. 

Dopo avere accuratamente scolato le cicorie e spellato le patate lesse, versare il tutto nella padella per un'ultima cottura a fuoco lento. 

Con una forchetta, schiacciare le patate e mescolare continuamente.

Dopo circa cinque minuti di cottura... vale davvero la pena assaggiare...

 

Diceva un antico e sapiente motto gioiosano:
"Dinnu ca l'erbi non su' nenti?

Enn'u riparu d'a pòvara genti!".

 

LE OLIVE

Preparate nei modi più svariati, le olive, anticamente, costituivano una delle principali risorse alimentari di Gioiosa.
Ben lungi dalla scoperta dei congelatori, dovendo durare per buona parte dell'anno, le olive venivano preparate e conservate con molta cura (in recipienti di terracotta o di vetro, in canestri o in tovaglioli di lino).
Venivano preparate in salamoia
(ajiv'i giarra), sott'olio, infornate ('mpurnati), schiacciate (ajivi rutti), ajivi morti, ajivi spaccati, ncugnettati, ecc.

 

OLIVE AL FORNO

Le olive che non sono ancora arrivate a completa maturazione vengono lavate e segnate nella polpa col coltello o la forchetta.

Tenute a bagno in acqua fredda per una quindicina di giorni (preferibilmente in un vaso di vetro o terracotta, cambiando l'acqua la mattina e la sera, per farle perdere il sapore amarognolo), vengono, poi, deposte in una teglia, ben allargate e salate.

Cotte in forno, a basso calore, per circa 20 minuti... assaggiarle per accertarsi della prelibatezza.

 

OLIVE SCHJACCIATE

Raccolte le olive non ancora mature, vengono schiacciate, private del nocciolo e messe a bagno in acqua fredda per una ventina giorni, cambiando spesso l'acqua per farle perdere l'amaro. 

Al che vengono scolate e messe in un recipiente, preferibilmente di terracotta, con l'aggiunta di aglio tagliato a pezzettini, peperoncino piccante, sale e, qualche volta, gambi di sedano.

Molte volte vengono sistemate in particolari recipienti di terracotta (detti cugnetti), coperte con un dischetto di legno e pressate per mezzo di un peso, anche una pietra ben pulita (màzzara).

Usarle come antipasto e... buon appetito!

 

A  'NDUJA

'A ndujaSorta d'insaccato prodotto con gli scarti provenienti dalla lavorazione del maiale (pezzi d'interiora, muscoli, guanciali, cotenne, ecc.), con aggiunta di sale e tantissimo peperoncino piccante in polvere.
La 'nduja viene generalmente consumata cotta nel sugo di pomodoro (per condire la pasta) o cucinata assieme ai legumi.

 


'U  MORZEJU 

Cibo poverissimo, a base di pane, olive, acciughe salate e altre semplici cose che i contadini o gli operai consumavano a pranzo sul posto di lavoro.

 

 

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