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E-mail: tiziano.rossi@libero.it Pagina del sito: www.lagrandegioiosa.it |
IL RAFFREDDORE
Altre volte, le foglie di menta veni-vano anche poste sul petto, per favorire la respirazione durante la
notte.
In alternativa, contro il catarro, si soleva aspirare, per alcuni minuti, i fumi prodotti dalle foglie secche del rosmarino, deposte su una lastra metallica calda. Altra pianta che veniva usata era 'u pileju (sorta di menta selvatica dalle foglie pelose) che veniva bruciata per respirarne il fumo. La tosse da bronchite veniva sedata
con un decotto a base d'orzo, fichi secchi e radice di
milocgha. L'ingestione dosata del preparato favoriva l'espettorazione,
leniva la tosse e curava la bronchite.
Anticamente, per curare efficacemente il raffreddore, si
versavano in acqua alcune foglie di parietaria, alcune foglie
d'arancio e un rametto di edera; si portava il tutto in
ebollizione e se ne aspiravano i vapori (fumenti). |
VERRUCHE
Un vero toccasana per debellare i fastidiosissimi "porri" che generalmente si formano sulla superficie cutanea del corpo, era quello di trattarli con la normalissima salamoia delle melanzane. Altro rimedio era quello di versare sui porri succo di carrube (ferrubi) o l'acqua delle melanzane bollite. Altri ancora, usavano versare sulle verruchette cutanee ogghju 'i nivi, unguento preparato con olio d'oliva mescolato
alla neve appena caduta.
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DIFFICOLTA' RESPIRATORIE
Rimedio infallibile per la difficoltà di respirazione (dovuta a laringiti,
bronchiti o fattori allergici) era quello di spremere mezzo limone in un
pentolino con acqua e far bollire il tutto assieme a qualche fetta del frutto.
Respirando i vapori che scaturivano dall'ebollizione e, a seconda della gravità del caso, dopo avere ingerito due-tre cucchiai del preparato, si otteneva un rapido senso di benessere. Per il catarro bronchiale e l'infiammazione dei bronchi
venivano usati i
fiori delle violacee.
Si preparava uno sciroppo con 100 g di violette fresche, un litro d'acqua
bollente, 1.500 g. di zucchero. |
CALCOLI RENALI
Il decotto di gramigna, lasciato raffreddare all'aperto per tutta la notte e ingerito di buon mattino, oltre a lenire i dolori renali, era anche un ottimo espediente per facilitare l'espulsione dei calcoli. Per i disturbi renali si usava, invece, un infuso di fiori di fico d'India. |
PER IL DIABETE
Gli antichi gioiosani, per curare il diabete, non conoscendo
i rimedi della medicina ufficiale,
solevano sciogliere in bocca tre lupini secchi. Come pure funzionava l'infuso di foglie d'ulivo, in ragione di 3 grammi in 100 ml di acqua e bevendo due tazzine al giorno (dietro consiglio e controllo del medico curante). |
MAL DI TESTA
Rimedio efficace contro il mal di testa era quello di applicare sulla fronte un panno bagnato nell'aceto oppure una patata tagliata a fette e legata strettamente con un fazzoletto.
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PARASSITOSI INTESTINALE
Avvolgendo la ruta ben tritata in un panno
imbevuto d'acqua e strizzandola ripetutamente, si otteneva un amarissimo
sciroppo, di sapore non molto piacevole, che aveva la grande capacità di curare
la parassitosi intestinale (i vermi d'i figghjoli).
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STOMACO E INTESTINO
L'infiammazione dell'intestino e dello stomaco si curava con la
gramigna e la fumaria,
pianta annua, con fiori irregolari e frutto a forma di Per combattere i crampi e i dolori allo stomaco o dello intestino, si versavano 30 gocce in una tazzina d'acqua calda e leggermente addolcita con miele. Per la diarrea, la dissenteria, le infiamm Ancora, contro la diarrea e le infiammazioni dell'intestino venivano usato anche le foglie del rovo, in quanto ricche di tannini. Per favorire la digestione veniva preparato un infuso a base di semi di finocchio selvatico e foglie d'alloro. Volendo si aggiungeva anche qualche goccia di limone. Il mal di pancia veniva curato ricorrendo ad un infuso ricavato dalla parietaria (erba 'i ventu).
Per i disturbi del fegato e dell'intestino (in
genere) venivano curati con infusi di cicoria selvatica o mediante un
elisir tonico a base di aloe. |
URINARE - INTOSSICAZIONE - FAR SUDARE
Altre volte si preparava una sorta
di tintura con le foglie dell'agave immerse
nell'alcool da frutta, lasciando le foglie in infusione per qualche giorno.
Filtrato e
somministrato a cucchiaini in dosi che non dovevano superare mai i 15 grammi al giorno,
producevano l'effetto desiderato. |
COAGULAZIONE DEL SANGUE
Per far coagulare il sangue di una ferita, si usavano quei dischetti bianchi, di sostanza cotonata e
assorbente, comunemente detti stagnasangu, che si trovano all'interno delle canne in prossimità dei nodi.
Altre volte veniva adoperato anche 'u hjuri d'a guda o biodo di palude, diffuso in quasi tutte le zone umide, lungo gli stagni e i fiumi. I calzolai, invece, solevano mettere sulla ferita la
polvere del cuoio che si otteneva quando questi veniva raschiato con un
frammento di vetro, per levigarlo prima di passare la cera finale. |
EMORROIDI - RAGADI ANALI - LAVANDE VAGINA
Per i disturbi dell'emorroidi, sembra
strano, ma, come calmante, veniva usata l'ortica, sapientemente
preparata e somministrata in dosi adeguate e particolari.
Per uso esterno veniva usata anche la corteccia della q Altro rimedio contro i disturbi emorroidali e delle ragadi anali veniva offerto dalle foglie del rovo, in quanto ricche di tannini (tale pianta, per uso esterno era soprattutto impiegata, per sciacqui- gar garismi per le gengive molli e sanguinanti e per le irritazioni o il mal di gola). Le foglie del rovo erano inoltre utili per pre-parare lavande vaginali in caso di perdite bianche e per detergere le stesse zone e quelle intorno agli occhi in caso di prurito e arrossamento.
Una buona cura per chi soffre di emorroidi consiste
nel prendere, al mattino, un cucchiaio di olio vergine d'oliva. Una
preparazione particolare delle foglie dell'ulivo, inoltre, si rivela molto
utile e indicata per i lavaggi esterni. |
INFIAMMAZIONI CUTANEE
Per curare le infiammazioni cutanee o dei muscoli si usava mas-saggiare le parti malate con una
crema a base di albume d'uovo e olio d'oliva.
I due ingredienti, dopo essere stati "sbattuti" per qualche minuto, as-sumevano la sembianza della moderna maionese. Per debellare i putìcghini (impetigine o infiammazione della pelle), invece, si ricorreva all'uso di una pianta comunemente detta cipujazza (asfodelo), appartenente alla famiglia delle Gigliacee, comune nei luoghi boscosi. L'acetosella ('a cituseja) tritata, garantiva una rapida guarigione delle piaghe cutanee. 'A risìpula - malattia infettiva e contagiosa, circoscritta a zone localizzate della pelle e delle mucose, caratterizzata da chiazze rosse e da gonfiore
-, veniva curata
cospargendo la parte infetta con la saliva di una persona digiuna. |
FORUNCOLI DELLA PELLE
Per guarire i foruncoli della pelle si usava un po' di pane bollito, o
limone oppure foglie del sorbo.
Altro modo era quello di tagliare un pomodoro in due, cospargerlo di zucchero e applicarlo sulla parte
malata. Il fatto pare abbia origine dall’esperienza fatta da un contadino
del luogo, assillato da un brutto foruncolo spuntatogli dietro la nuca, che,
ingrossandosi, era diventato purulento e gli aveva causato la febbre. Altro rimedio infallibile per curare i forun-coli
della pelle (come pure le piccole ferite o le contusioni) era
quello di ricorrere all'uso della puntinerva
(foto a lato) pianta grassa mediterranea che a
Gioiosa veniva raccolta nel greto del torrente Gallizzi.
Ciò risulta a verità, credetemi! Quand'ero bambino, tante volte la nonna ha applicato le
ruvide foglie della crizara (che lei stessa raccoglieva lungo i cigli
delle strada) sulle mie esili spalle, eternamente infestate da grossi
foruncoli, antipatici e doloranti. |
USTIONI
Le ustioni erano curate spalmando un po' d'olio d'oliva
sulla parte bruciata oppure usando la polvere delle
fave essiccate al sole o al forno.
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DISTORSIONI
Oltre al consueto metodo di strofinare la parte dolorante con
olio caldo, un rimedio efficace era quello
di preparare un impacco con farina e bianco d'uovo. Molte volte si usavano anche gli
impacchi di bianco d'uovo e stoppa, che si applicavano sulla parte
interessata fasciandola ben bene con un fazzoletto. |
PER I CAPELLI
Per debella re la fastidiosa
forfora cutanea, gli antichi, dopo essersi lavati la testa col sapone che loro stessi
facevano in casa (con i residui dell'olio e dello strutto di
maiale), usavano frizionare ben bene il cuoio ca-pelluto con abbondante succo di bergamotto,
la cui pianta era tipica della zona reggina.Per rinforzare i capelli, invece, venivano fatte delle frizioni con un infuso di ortica, sapientemen-te preparato con metodi che si basavano sulla sola esperienza.
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PER I DENTI
Per calmare il mal di denti ottimi risultavano gli sciacqui con
acqua di lattuga bollita e origano,
che si poggiava per un po' sulla parte dolorante.
In alcuni casi si ricorreva all'uso della la polvere ricavata dalle foglie essiccate di salvia selvatica. Altre volte venivano masticate le foglie di lentisco (stincu). Non a caso dal lentisco viene ricavata una resina usata un tempo per la preparazione di mastici dentari. Altro rimedio infallibile era quello che riguardava la preparazione dell'estratto di strihjìa (pianta selvatica mediterranea). Avvolgendo, la pianta ben tritata, in un panno imbevuto d'acqua, la si strizzava ripetutamente fino ad ottenere uno sciroppo particolare. Ingerendo il preparato i dolori molari venivano allontanati... almeno per un po'. L'erba comunemente detta rizatà - amara più del veleno - veniva, invece, usata per agevolare la caduta dei molari, i cui dolori a volte tormentavano le persone. Bastava solo inserire tra il molare a la gengiva un pezzettino del suo stelo e, dopo due-tre giorni, il molare non c'era più...
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EMORRAGIE INTERNE
Le emorragie interne venivano curate col fiore dell'ortica. Tritando e avvolgendo le cime della pianta in un panno imbevuto d'acqua, si strizzavano ripetutamente fino ad ottenere uno sciroppo piuttosto amaro. L'ingestione, a dosi, del preparato garantiva l'arresto dell'emorragia. |
DISFUNZIONI DELLA PROSTATA
Un rimedio miracoloso per tutti quei problemi
urinari, molte volte legati a disfunzioni della prostata, era quello d'ingerire
un particolare decotto a base di vurrájni (erba selvatica
stagionale dell'area me-diterranea). |
LA PLEURITE
Rimedio rudimentale, ma infallibile per i dolori causati dalla pleurite, era
'u mingiuleju: un moneta
metallica, avvolta e leg |
PER LA MALARIA
Ingerire di buon mattino un decotto di
centarba, dopo averlo lasciato raffreddare all'aperto per tutta la notte,
costituiva un ottimo rimedio per la cura della malaria. |
STITICHEZZA
La stitichezza, una volta, veniva combattuta con la culupreja, pian-ta
cespugliosa appartenente alla famiglia delle euforbiacee, dalla peculiare azione purgativa. Se la pianta veniva, infatti, raccolta praticando un taglio obliquo verso l'alto, procurava il vomito; se, invece, veniva raccolta per mezzo di un taglio obliquo verso il basso, provocava un'incontenibile diarrea. In tutti e due i casi, per fortuna, il malessere aveva breve durata e non c'era molto da preoccuparsi, salvo che non si abbondava nella dose. L'Agenzia Europea del Farmaco ha approvato l'uso dei fiori di lino nel trattamento della stitichezza cronica.
Basta soltanto bere un infuso con 5 -10 grammi di fiori e il problema è risolto (attenzione, però, se si soffre di colite e malattie croniche intestinali! Si potrebbero
avere effetti collaterali). |
L'ITTERIZIA
Per capire se un ammalato aveva l'itterizia bastava solamente
misurare il corpo della persona.
L'itterico o presunto tale, veniva disteso per terra, supino, a piedi uniti e braccia aperte. Con un filo di spago veniva misurata sia l'altezza del corpo (dai talloni al capo) che la lunghezza delle braccia (distanza tra le dita medie delle mani). Se queste due misure non erano uguali, la persona era affetto da itterizia. Per curare la malattia, si prendeva l'ammalato per mano, lo si por-tava al fiume più vicino e lo si faceva inginocchiare sul greto con la faccia rivolta verso il sole, stringendo tra le mani un oggetto d'oro e uno d'argento. Tenendo stretti i due oggetti, l'ammalato doveva immergere immergere le mani nell'acqua. A questo punto, il "medico guaritore" (si fa per dire) poneva le sue mani sulla testa dell'itterico e cominciava a pricantari la malattia, ricorrendo a una serie di orazioni che venivano recitate a mo' di dialogo tra i due:
Guaritore: Chi teni, tu 'nt'ê mani?
Se entro tre giorni l'ammalato non guariva, bisognava ripetere il tutto per altri nove giorni. |
ASCESSO GLUTEO
Per curare l'ascesso gluteo (quandu cogghjía 'a puntura, tanto per capirci), si usava
preparare un impasto ben lavorato di scaglie di sapone fatto in casa e zucchero. Dopo aver coperto la natica dolorante con un panno di lino, su di essa veniva applicato l'impasto e..., ripetendo l'operazione per due-tre volte al giorno, suppurazione e dolore avevano le ore contate. |
FUOCO DI SANT'ANTONIO
Alla consueta e tradizionale cura che si basava
sull'uso del grasso di maiale non salato, il fuoco di S. Antonio veniva curato con
patate bollite ben
tritate, racchiuse in un panno e poggiate, ancora calde, sulla parte malata. |
ALLERGIE DELLA PELLE
Un bagno in acqua e canigghja (crusca), per gli antichi gioiosani, aveva la capacigà di
curare, con successo, buona parte delle allergie della pelle. |
L'OLIVO
Come si sa, l'olio di oliva è un leggero ma efficace lassativo.
Una buona cura per chi soffre di emorroidi consiste nel prendere, al mattino, un cucchiaio di olio vergine. Lo stesso olio è emolliente per uso esterno ed è un antidoto agli avvelenamenti
da sostanza irritanti l'intestino.
Le foglie dell'olivo godono
della proprietà di essere febbrifughe, astringenti e leggermente an-tisettiche.
Senza considerare che hanno anche una azione ipoglicemizzante e una ipotensiva,
che ab-bassa la pressione massima e tende ad equilibrare la
minima entro i limiti fisiologici (naturalmente
va tutto fatto sotto controllo medico). USO INTERNO: le foglie vengono impiegate contro l'ipertensione sotto forma d'infuso (3 grammi in 100 ml di acqua; due tazzine al giorno). USO ESTERNO: le foglie servono come disinfettante, per lavare le piaghe, le ferite e come sollievo per le emorroidi.
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ORTICA
Prima di tutto è bene sapere che, al
contrario di come si potrebbe pensare, una breve cottura
della pianta neutralizza l'effetto urticante delle foglie,
rendendole innocue e ottime per curare le enteriti acute e
croniche,
per le enteriti catarrali e le
diarree.
![]() Altre proprietà delle foglie e del fusto sono quelle diuretiche e depurative, in quanto favoriscono l'eli-minazione di cloruri, acidi urici e colesterolo e ven-gono sfruttate nella gotta, nel reumatismo, nella artrite, nella renella e nell'acne. Anticamente, per combattere le emorragie na-sali
(epistassi): |
IL FINOCCHIO
Il
finocchio, oltre ad essere una buona pianta commestibile, anti-camente veniva
impiegata per combattere:- l'alitosi: si preparava un decotto di semi di finocchio in acqua; la si faceva intiepidire, si filtrava e se ne beveva una tazza da caffè alcune volte al giorno; - disturbi digestivi: si preparava un infuso di semi in acqua; la si la-sciava riposare per alcuni minuti, si filtrava, si zuccherava e si beveva una tazza; - ascessi: veniva preparato un cataplasma con foglie bollite in poca acqua e
si appoggiava sulla parte
dolorante. |
CICORIA
La pianta, ancor oggi, oltre a rivelarsi commestibile, si
rivela molto utile per curare: - le intossicazioni in genere: basta pre-parare un decotto di foglie, preferibilmente assieme alle radici, filtrare accuratamente e bere tiepido; - cistite: si prepara un decotto di radici di cicoria con l'aggiunta di gramigna, orzo ed erba parietaria; si filtra e si beve; - carenza di ferro: si
lessano le foglie in acqua, si scolano, si fanno raffreddare e si mangiano condite con olio e sale. |
L'AGLIO
Le proprietà tipiche dell'aglio sono due: quella ipotensiva
(in quanto giova agli individui che soffrono di alta pressione
sanguigna) e quella disinfettante intestinale perchè svolge un'azione battericida a livello d'infezioni intestinali.
Altra proprietà è quella di essere stimolante della secrezione biliare. Contro la pressione alta veniva preparato un infuso di 30 gr. d'aglio tritato in 100 gr. di alcool puro. Bastava ingerire
trenta gocce la mattina, in mezzo bicchiere d'acqua. Altro rimedio per la pressione alta era quello di bere, mattina e sera, un infuso di foglie d'olivo. Ottimo anche per l'apparato respiratorio, in quanto agisce come espettorante ed antisettico. Altra proprietà dell'aglio è quella di costituire un ottimo rimedio contro i principali disturbi dei fumatori cronici (attacchi catarrali, disturbi nervosi, ecc.). L'aglio crudo, assieme alla menta e ai lupini bolliti, veniva usato contro la parassitosi intestinale (i vermi d'i figghjoli). Contro le punture d'ape, bastava premere fortemente una moneta metallica sulla parte dolorante e poi applicare uno spicchio d'aglio tritato. Per il mal d'orecchie bastava introdurre nel condotto uditivo, un piccolo batuffolo di cotone imbevuto d'aglio crudo e
cipolla cotta. |
IL BASILICO
Questa, pianta, molto sfruttata nella cucina calabr ese, oltre alle note caratteristiche aromatiche,
possiede molte proprietà, specialmente per quanto riguar-da la
digestione, in quanto riesce a stimo-lare i processi digestivi.La pianta, molto spesso, viene usata per attenuare i crampi allo stomaco ed anche come aroma nell'ambito della produzione dei liquori. L'acqua distillata del basilico e' un ottimo tonico analcolico. |
L'ORIGANO
Un infu so di sommità fiorite essiccate (un cucchiaino in una tazza d’acqua
bollente, filtrandola dopo 10 minuti) è utile dopo pranzo per favorire la
digestione, soprattutto per le persone che soffrono di dilatazione di stomaco,
ma giova anche ai sofferenti di nefrite, agli ammalati di cistite, e nella fase
acuta del raffreddore.
Per uso esterno lo stesso infuso può essere usato come gargarismi contro il mal di gola e per bagni caldi che alleviano il dolore ai reni e al ventre, e favoriscono il sonno dei nervosi e dei sofferenti di emicranie e di crisi d'angoscia. Per calmare il mal di denti ottimi risultavano gli sciacqui
con acqua di lattuga bollita e origano, che si poggiava per un po' sulla parte
dolorante.
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LA VITE
Come si sa, a gocce, l'aceto fa cessare il si nghiozzo, il suo odore intenso
stimola i centri
nervosi e favorisce la ripresa di chi ha perso conoscenza.Le
foglie di una varietà della vite, quella rossa, hanno
proprietà antiinfiammatorie e protettrici dei capillari sanguigni utili per
talune affezioni venose (per varici, emorroidi, eritrosi, geloni) e per le turbe
della menopausa. USO INTERNO: le foglie vengono usate per combattere i disturbi circolatori. USO ESTERNO: le foglie sono un ottimo rimedio contro i geloni e i vasi superficiali dilatati. AVVERTENZA: Prima di cogliere le foglie di Vite occorre ac-certarsi che non abiano subito alcun trattamento con prodotti chimici.
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NOCE
I frutti e l e foglie di noce essiccate hanno
straordinarie proprietà terapeutiche; anticamente, infatti, venivano usati contro l'itterizia e la
digestione difficile. In particolare, le foglie hanno propietà amaro-toniche e digestive e si usano anche nel trattamen-to delle gastroenteriti catarrali e delle artriti uriche. Il mallo è usato in cosmetica per la preparazione di prodotti abbronzanti e per alcune tinture dei capelli. Con il frutto acerbo si prepara un liquore digesti-vi, il nocino. PER USO INTERNO, le foglie si usano come digestivo e depurativo sotto forma di decotto (1 grammo in 100 ml di acqua. Una tazzina o una tazza dopo i pasti). PER USO ESTERNO, le foglie si usano per curare la pelle e le mucose arrossate, sotto forma di decotto (5 grammi in 100 ml di acqua. Fare sciacqui, gargarismi, applicare sulle parti. Per tingere i capelli: preparare un decotto con 20 grammi di mallo in 100 ml di acqua e aggiungere 30 circa grammi di alcool puro; passare sui i capelli
dopo lo shampoo. |
ABETE ROSSO
Tale pianta ha le capacità di alleviare i disturbi c onnessi alle affezioni polmonari.
È efficace anche come leggero disinfettante delle vie urinarie. USO INTERNO: PER USO COSMETICO: una manciata di gemme o rametti, av-volti in un panno morbido ed infusi nell'acqua, permettono di ottenere un bagno
balsamico e deodorante, utilissimo dopo una intensa giornata sportiva. Sottoporsi, comunque, ai consigli e controlli del medico
curante. |
ROSMARINO
Le foglie essiccate e ridotte in pol-vere, offrono un rimedio consigliato ai sofferenti di fegato (un cucchiaio di polvere prima
dei pasti, ingerito con un po' di liquido).
L'infuso (3 cime di rametti freschi, o un piccolo pugno di foglie secche in un litro di acqua bollente, filtrandolo dopo 20 minuti) è un buon calmante del sistema nervoso, concilia il sonno delle persone insonni per stanchezza, calma gli spasmi, le pal-pitazioni, i crampi , la tosse e il vomito. Bevuto prima dei pasti stimola l'appetito. Anticamente le foglie del rosmarino venivano adoperate come ottimo diuretico, disinfettare le ferite, curare esaurimenti fisici, per l'idropsia e per le digestioni difficili. Infine, il rosmarino veniva usato contro il catarro: aspirando per alcuni minuti i fumi prodotti dalle foglie secche deposte su una piastra metallica calda, il catarro si ammorbidiva. |
GRANTURCO
Il grant urco,
dotato di proprietà diuretiche, è sfruttato nei casi di ritenzione idrica (gonfiori alle gambe,
causati da insufficienza cardiaca, da idropisia o da lesioni); per tale motivo esso favorisce l'eliminazione delle tossine che ristagnano
nell'organismo, tipiche della gotta, dell'artrite e dei reumatismi.
E' utile, inoltre, nell'attenuazione del dolore pro-vocato da cistiti in genere. USO ESTERNO: gli stili della pianta vengono utilizzati come antinfiammatori e cicartizzanti. USO INTERNO: gli stili vengono usati come diuretico sotto forma d'infuso (2 grammi in 100 ml d'acqua
due o tre tazzine al giorno). |
IL LINO
La pianta del l ino veniva generalmente usata nell'ambiente dome-stico per guarire molte affezioni.
Per uso esterno i decotti di semi di Lino si rivelavano utili per le dermatosi, i pruriti della pelle e le scottature. L'impiego più diffuso dei semi di Lino era però, quello sotto forma di catapla-smi risolventi ed emollienti nelle tossi catarrali, in quanto facilitano l'espettora-zione. USO INTERNO: ancor oggi i semi rappresentano un buon regolatore dello intestino. USO ESTERNO: trova impiego nelle infiammazioni della pelle, nelle scotta-ture e nei pruriti. Decotto: per le bronchiti e i dolori di petto versare 2 grammi di lino in 100 ml di acqua; fare
gargarismi, sciacqui e lavaggi.
L'Agenzia Europea del Farmaco ha approvato l'uso dei fiori di lino nel trattamento della stitichezza cronica. Basta soltanto bere un infuso con 5 - 10 grammi di fiori e il problema è risolto (attenzione, però, se si soffre di colite e malattie croniche intestinali! Si potrebbero avere effetti collaterali). Anticamente, per curare la polmonite si ricorreva ai cataplasmi di linusa: i semi del lino venivano, infranti con una pietra e l'impiastro ottenuto veniva applicato ben caldo sulle spalle. Per gli ascessi molari si usavano gli impacchi di linusa. Dopo avere bollito i fiori del lino,
avvolti in un panno bianco, ancora caldi, veni-vano
poggiati sulla parte gonfia del viso, sotto cui covava l'ascesso. |
L'ALLORO
Per alleviare il mal di pancia, oltre alla camomilla comunemente usata, si ricorreva alla
corteccia di quercia bollita in
acqua e aggiungendo, a piacere, limone o alloro.
Digestioni diffi Tosse: bollire alcune foglie d'al-loro in acqua e aggiungere qualche foglia di menta ed eucalipto; filtra-re e bere la tisana ben calda prima di coricarsi. Sudore ai piedi: preparare un decotto con le bacche dell'alloro e quand'è tiepido, immergervi i piedi. Reumatismi e contusioni: versare alcune bacche secche in un vasetto d'olio e frizionare sulla parte interessata.
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LA NIPITELLA
Erba perenne aromatica, generalmente usata in cucina, la
cui fragranza è da paragonarsi a quella della menta (per questo è anche detta
mentuccia. Il suo nome ha il significato di "scorpione" ed è questo il motivo per cui anticamente veniva usata per curare il morso dello scorpione. Ma è da considerarsi pure un ottimo coadiu-vante della digestione.
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LA QUERCIA
Le fogl ie di quercia, essendo astringenti, venivano utilizzare per preparare un
vino medicinale.
Ad ogni modo, la parte più usata della quercia era la corteccia che veniva utilizzata per curare le emorragie e gli avvelenamenti. Oggi i decotti di corteccia costituiscono un ottimo rimedio per la diarrea. Per uso esterno la corteccia mitiga le infiamma-zioni del cavo orale, della gola e delle emorroidi. E' usata anche per rassodare le gengive e per attenuare l'eccessiva sudorazione dei piedi e del-le ascelle. Altra capacità della corteccia è quella di pulire il cuoio capelluto grasso e con eccessiva forfora. |
CAPACITA' DELLE PIANTE
MENTA: veniva usata come tonico, calmante, digestivo e rin-frescante.
EUCALIPTO: sotto forma di tinture ed elisir veniva curata l'asma, le affezioni bronchiali, le difficoltà di digestione e la febbre persistente. CANNELLA: aggiunta a elisir, tinture e vini combatteva l'influenza, l'anemia, la debolezza, l'atonia gastrica e la cattiva digestione. LA CIPOLLA: per uso esterno esplicava una valida azione anti-settica e stimola la circolazione periferica. Il succo è utile per
neutralizzare le punture di insetti e ragni. |
E... ANCORA
GENGIVITE: veniva curata ricorrendo a sciacqui con un decotto di malva.
GELONI: per curare i geloni (rósula) si ricorreva ad un pediluvio in una bacinella d'acqua, dentro la quale si facevano bollire delle foglie di ortica. MAL DI GOLA: per curare il mal di gola venivano fatti dei gargarismi con un infuso d'acqua, sale e limone oppure aceto e salvia Altro rimedio era quello di ricorre a gargarismi preparati con le foglie delle more rosse. FAR RITORNARE LA VOCE: secondo un'antica ricetta gioiosana, basterebbero tre pere bollite con l'aggiunta di 50 g. di miele. CREMA DI BELLEZZA: sembrerà strano, ma la polpa del cetriolo, anticamente era usata dalla donne come crema di bellezza. PER FAR DORMIRE I BAMBINI: per far dormire i bambini si faceva loro succhiare 'u paparuni, sorta di ciuccetto improvvisato con un lembo di tela di lino dentro cui venivano inseriti dei semi di papavero. REUMATISMI: molto spesso si usava un impiastro d'ardica ma-sculina (ortica) bollita. CALLI E OCCHI DI PERNICE: per questi disturbi, bastava ap-plicare una sottile fetta di limone sul punto dolente; poi veniva
fascia-ta con un panno e lasciata per tutta la notte. Ripetendo l'operazione per diverse notti: alla fine
i calli e gli occhi di pernice scomparivano totalmente. |
E PER GLI ANIMALI?
HJIMA (persistente e abbondante diarrea a spruzzo che colpisce gli equini e i bovini): un rimedio
efficace contro tale malanno consisteva nel far mangiare all'animale le foglie del sorbo o la corteccia della quercia.
AFTA EPIZOOTICA: infezione contagiosissima del bestiame bovino, ovino e suino, caratterizzata dalla formazione di vescicole tipi-che
sulla mucosa della bocca; solo eccezionalmente può trasmettersi al cavallo e anche all'uomo. In effetti, però, la malattia
dapprima colpiva le unghie degli animali, spaccandole fino a provocare la fuoriuscita del sangue; le bestie leccandosi la parte
infetta con la lingua, ne rimanevano contagiati, giacchè il male attaccava la mucosa della bocca. |
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COME SI CURAVANO I GIOIOSANI
Nei tempi passati i nostri antenati per prevenire le malattie o curarle, spesse volte ricorrevano all’uso di alcuni prodotti vegetali che la natura, con l’alternarsi delle stagioni, metteva continuamente a loro disposizione. Si trattava, comunque, di medicine “povere” ma genuine, che i contadini preparavano e usavano sotto forma di tisane, decotti, infusi, ecc.. Erano proprio i contadini, infatti, che, vivendo continuamente a contatto con la natura, avevano modo di osservare il rapporto intercorrente tra piante ed animali.Non a caso, ad esempio, i gatti, quando hanno difficoltà digestive, ricorrono a delle erbe che provocano il vomito. Non ci si deve, quindi, stupire se la gente del luogo racconta di un pastore che un giorno vide una delle sue pecore, ferita ad una gamba, strofinare la piaga contro un cespuglio d'erba i ventu (parietaria). Insospettito del fatto, il pastore raccolse subito qualche rametto della piantina e, dopo averla pestata accuratamente con una pietra, la applicò, sotto forma d'impiastro, sulla ferita dell'animale che, in brevissimo tempo guarì. Ciò stava a significare che la comune erba selvatica poteva essere benissimo impiegata per curare le ferite infette. In questa sede proponiamo ai lettori interessati, una serie di modi che nel passato hanno curato (il più delle volte con successo) acciacchi e malanni dei nostri antenati. Fermo restando che la presente
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